Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
Le scarpe sull'asfalto non producono rumore, e un suono contralto si è mangiato la mia ombra.
Io cammino sulla sabbia del deserto ma l'aria calda mi cancella le orme prima che lascino il piede.
Non c'è riparo, soltanto il miraggio.
Mi disseto, e sono nove minuti di tempesta. Mi disseto - per nove minuti così.
Io cammino sulla sabbia del deserto, e di sabbia sono i miei capelli, di sabbia le unghie, di sabbia le ciglia.
Come secondo la vecchia leggenda, secondo cui la sabbia entrerebbe anche nelle uova.
Non c'è più scampo.
Soltanto alla fine dei nove minuti, appari tu.
Piccolo svolazzo morbido e incandescente.
Poi più niente.
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vega77 alle ore 21:11 |
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fondente nero
Il nostro amore non era amore eppure...
... eppure siamo rimasti entrambi doloranti, sul pavimento, in fondo alle nostre vite.
All'alba la risacca ha cancellato le nostre impronte. Neppure la sabbia si ricorda di noi.
Le montagne fanno a gara nello sbarrarmi la strada.
Prego, fate pure.
Io passo comunque.
Avete mai fatto caso: le lacrime lasciano la pelle che scotta, come dopo una notte di febbre.
Che strana sensazione...non piangevo da agosto.
Stasera Vera canta il blues.
E' un modo come un altro, in fondo, per lodare la vita, dirle che la ama, anche se la accoltella una volta al cuore, una volta alla pancia, una volta alle gambe...
Lasciate che Vera canti il suo blues, stanotte.
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vega77 alle ore 22:04 |
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fondente nero
Quasi primavera, e non trovo di meglio che spazzare via l'inverno dal balcone.
La quiete dopo una giornata ventosa, che sa di sabbia e silenzio.
Se un tempo ero nascosta nel bosco, ora sto in mezzo al prato a braccia aperte. Braccia spalancate, caso mai non riuscissi a contenere sufficiente cielo.
Se scivolo nella malinconia non è colpa di un sentire, ma di una progressione armonica: mi minore, fa diesis minore, si minore, sol. Niente mi tocca come una sequenza di suoni ben organizzati. Forse neanche una carezza. Essa è tatto, e scivola come una foglia che è già ingiallita. La musica è nervatura, eterna parte dei miei tessuti.
Wrong - non è niente di sbagliato, ma la canzone più bella di questo inizio 2009 -
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vega77 alle ore 15:19 |
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acid cappuccino
Nel mio santuario non coltivo marionette.
Col tempo, ci vuole tempo ma
avrò una campanella
brucerò dell'incenso
accenderò tante candele.
Nel mio santuario non coltivo marionette.
Il dolore dura un attimo.
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vega77 alle ore 14:44 |
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fondente nero
Serena e no, lascio che i miei capelli crescano - io non ci metterò mano, per un po'. Solo il vento ci passerà attraverso, al disgelo.
Trasparente come una foglia prematura, lascio che mi cullino i giorni.
La solitudine non è mai stata un problema, non dovrebbe incominciare adesso.
Giade disperse ai confini dell'ossessione
e ritorno
lasciate in una scatola senza luce e senza cioccolato
Per gioco, per passione, per ammazzare il tempo
Per soffrire, per sognare, per sperare e poi
uccidere speranza e parole
speranza
e parole
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vega77 alle ore 17:37 |
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acid cappuccino
Amara come un blues in re minore, non è cioccolata che sorseggio, distratta, tra un libro e l'altro, tra un silenzio del cellulare e l'altro. E' un panpepato comprato ai mercatini di natale. Quelli dell'anno scorso, però.
Non riesco a pregare, non riesco. Stamattina sarà stata pigrizia, sarà stata noia, sarà stata solitudine. Soprattutto sarà stata l'ombra di una vita che mi ostino a non vivere - la mia. Con la testa faccio mille esperienze. E continuo a salutare con la mano quelli che se ne vanno.
E' che mi rimprovero sempre. Esigo. E se non mantengo, mi castigo.
Amara come un blues in re minore, e in sei ottavi. Dolce, triste. Una tromba lontana. Come "All Blues" di Miles Davis. Ma non ricordo se è in re minore. Mi pare di no. Non ho voglia di alzarmi e controllare sul Real Book.
Pigrizia
Pigrizia
Pigrizia
Romanticismo, voglio voglio voglio. Fagociterei tutto. E poi lo so che sputerei. Giudizi inclusi.
Non mangio caramelle con la carta. E se si scartano, c'è comunque qualcosa che non va.
Follia
Malattia
Ghiaccio
Per il resto, beatitudine ed energia.
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vega77 alle ore 15:32 |
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acid cappuccino
Non è la morte che ti incatena, stamane
solo una fastidiosa spada
che ti ostini a non usare.
E' solo un lavoro, una giornata difficile.
Non versare acqua.
Manca poco, un chilometro appena.
Sei nata per essere felice.
Manca poco.
Un chilometro appena.
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vega77 alle ore 11:20 |
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quasi poesie,
acid cappuccino
otto volte mi alzai stanotte (un po' in bagno, un po' in cucina, poi bagno e cucina e poi)
la vestaglia mandava crepitii di avanzi elettrostatici
il cotone dicono che sia scarso in inverno (dicono) ma io non trovo la stanchezza
tantomeno la freddura
stendo, lavo, rifaccio il bucato, poi suono e infine canto, nel mio privato butsudan, è già sera.
se lavoro la sera, è già sera.
se non lavoro la sera, è di nuovo sera.
pace ai violini e alle cene frugali.
sette voltre mi alzai la notte prima (a volte cucina a volte bagno, poi cucina e bagno e poi)
scrivo pochi appunti e prendo nota di lezioni
diligente come una scolaretta faccio tutti gli esercizi, altrimenti mi sento in colpa
vecchie suore nere, quanti retaggi.
Se sarò libera, mi divertirò a farvi un fischio.
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vega77 alle ore 22:55 |
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acid cappuccino
colori di pasqua, colori di sentieri
di un genere perduto e della patafisica
non è una logica nè un pensiero o una rivista
(quella sta sulla libreria, intonsa)
è l'azzardo di un panino e di una penna
e di un sedile sporco, che però amo
(che stranezza)
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vega77 alle ore 15:10 |
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acid cappuccino
scrivo sempre meno
- preoccupata a seminare patate fritte -
oggi esco vestita di caffè
il mondo soffia sul fuoco
trovate un nesso
o l'inizio dello spago
Non è suono, non è convenienza
soltanto un blues,
una lenta nostalgia, soffocante come una soffitta, che si appropria di te un centimetro al giorno, partendo dalle gambe.
Sarai albero, sarai tempesta, sarai la sconfinata pianura, e le balle di fieno; sarai un cartello nella nebbia, le campane a mezzogiorno, una torre lontana, e una strada che mi divide in due
- dolce vita mia, che ci giro in torno. Tu mi giri in torno, io non ti sfioro.
Non è convenienza, non è un suono
ma soltanto un blues
una lenta nostalgia
nient'altro che blues
Nient'altro che blues
o nient'altro che nostalgia
Nient'altro.
La tristezza che ferisce l'impotenza, e l'amplifica.
Otto ore a parlare di niente e la paura di un domani troppo appuntito.
Il coraggio nelle azioni di un amico, il dolore che porta all'inazione di un altro amico
ed io nel mezzo, che brindo al niente.
Io non mi sento male.
Il fisico oggi non risponde alla vita, ma non sto male.
Sono pronta a camminare e a salire rampe di scale, sono pronta a studiare, a cantare, a registrare la canzone di oggi per mandare avanti il demo mio e di Vale, e non sono pronta al domani appuntito, non sono pronta al tuo dolore, non sono pronta a morire ancora.
Amore e ricompensa, gestione delle forze e del coraggio, lenzuola pulite e bucato da stendere: questo è tutto l'oggi.
Nient'altro che un blues.
Non ho ancora visto foglie cadere - in compenso cadono rami, quelli del mio ulivo che sono stati tagliati dalla signora del piano di sopra, infastidita dalle cime sul suo balcone.
Non ho ancora visto colori che amo, arancio e marrone mescolati in un prezioso cocktail frizzante e terso;
Non ho neppure raccolto frutti che già s'addormentano gli alberi - ma io no -
Ieri sera alla riunione di studio buddista, il tema era "l'inverno si trasforma sempre in primavera", una lettera di Nichiren ad una discepola. Non s'è mai visto di inverni eterni, non s'è mai visto un inverno diventare autunno, ma sempre sempre primavera.
Storie di vita quotidiana da persone come me si sono intrecciate alle sagge parole di Nichiren, e la differenza non vi era più; il coraggio, la scintilla, la normalità trasformata in esempi concreti, la paura che ogni giorno viene messa a tacere, e la forza.
Anche se le foglie cadono, io non mi addormento;
Anche se questo mio inverno personale pare non finire mai, io non mi addormento all'interno del suo freddo;
Se il jazz vuole ancora scorrermi dentro e scaldarmi, è il benvenuto. Così come tutto quello che ancora non conosco.
Avete mai ascoltato i dischi di Ella Fitzgerald, quelli in cui lei era già una vecchia signora?
Se non lo avete fatto, fatelo. Perché lei mi fa impazzire, mi fa gridare, mi fa cantare, mi fa alzarmi in piedi e ballare. Era divina, era stupefacente, era IL JAZZ. Le scorreva al posto del sangue.
Ora, anch'io dico che il jazz mi scorre al posto del sangue, perché non posso fare a meno di vivere con questa musica. Ma in confronto ad lei, nelle mie vene scorre solo citronella...
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vega77 alle ore 11:08 |
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diario
Non c'è giorno in cui possa stare in pace. Neanche di domenica. Sono quasi ammalata, ho la febbriciattola che va e viene, ho le ossa che vorrebbero sciogliersi, eppure... eppure niente pace, sempre qualche problema che deve essere risolto...
... qualche giorno fa ho ricevuto un juzu dalla mia responsabile del gruppo buddista che frequento. Ero felicissima...
...Ieri ero in giro con Ste e ho visto veramente delle zucche. Non in mezzo alla strada, ma agli angoli, e zucche nelle fiorerie, zucche ornamentali, zucche cibesche e zucche di plastica addormentata. Zucche dappertutto. Quanto le amo...
... e questo scorcio di diario personale quanto vi importerà? non credo tanto...
... le lenzuola nella mia stanza profumano di bucato. Il piumone morbido mi aspetta. Un libro e un disco del trio di Esbjorn Svensson.
Anche la Vale è ammalata. Siamo davvero in simbiosi noi.
... mi ritiro nella mia nuvoletta di calore e riposo - oggi - reciterò daimoku con il mio juzu - immaginerò di studiare canto, e non lo farò visto che non ho voce - oggi - c'è sempre qualcosa che mi manca, forse un abbraccio, forse un amore, o forse il desiderio di questi...
Pace, un po' di briciole, poco jazz, lieve riposo.
(e stamattina tu mi telefonasti al risveglio, amico mio, e mi dicesti che mi vuoi bene)