Sogno di sorbire un té. La solitudine incatenante viene affilata come una scimitarra. Non possedevo un antivirus osseo quando ho guardato le tue foto; ora sei nel mio antro e mi guardi ansimare. Sei carta. Sei suono. Sei il té del mio sogno. Rimarrò per sempre nella tua stanza? Legata alla sedia da lacci di cuoio. Vorrei solo poter suonare il pianoforte, quello bianco, quello del tuo segreto giardino. Tu mi suoni Beethoven, ma non vedo lune e non vedo raggi se non una piccola arcana stoffa poggiata morbidamente tra i pedali e l'arpa. Respiro la morbidezza d'avorio di quella stoffa e tremo
Your favourite slave...
(*titolo preso a prestito da una canzone dei Depeche Mode, ultima frase inclusa)
E' solo un guscio, una protezione, uno strato di calcare e venature di paglia. Una punta di lino. Soltanto una bianca protezione. Non abbiate paura.
Ci dormo un po'. Lasciatemi stare, voglio soltanto dormire.
Bacio ombre di uomini impossibili. Non uno, ma due. Non mi accontento, io.
dolce perfezione da assaporare
"una piccola fetta di luna nel mio tè" (citata, questa, dal mio amico Pier. Grazie Pier!)
un filo di quella stoffa, soltanto una goccia di talento da portare sotto l'unghia
- basterebbe-
Non posso chiedere: non mi è concesso.
il sonno mi rincorre
io mi nascondo
lui sa il mio indirizzo
un kaleidoscopio dei peggiori, con vetri rotti e fette di salmone
questione di sfumature. O punti di vista.
saliamo pure sulla cima di un grattacielo, la vita sarà comunque sceneggiata a casaccio.
ho un futuro come rallentatore di traffico. Non vigile: gobba nella sede stradale.
incontrarti nell'alchimia
uno sbattere di ciglia
sempre senza successo mieto fogli e parole di grano