Chi è Vera?
Utente: vega77
Nome: Vera
Sono una donna senza respiro, un fuoco senza pausa, un diario senza pareti. Una cornice senza la fotografia.

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Hotel and the Factory
Hotel Caotika
Dalle ore otto alle ore nove verrà servita la colazione psichedelica.
Nessun commento per il pranzo. Tantomeno la cena. Verranno forniti cestini di sopravvivenza solo in caso di nessuna necessità.
Mayonnaise Factory
In un oceano di maionese, continuo a navigare a vista a bordo di un grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità(la mania del risparmio). Attendo l'arrivo dei tonni.
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Siamo pezzi di stelle che contemplano stelle.
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IN ARIA... & kiocciola
(modificato - anche se per poco - dalla Vera)
Distribuito su
IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
venerdì, 29 giugno 2007
in your room *

Sogno di sorbire un té. La solitudine incatenante viene affilata come una scimitarra. Non possedevo un antivirus osseo quando ho guardato le tue foto; ora sei nel mio antro e mi guardi ansimare. Sei carta. Sei suono. Sei il té del mio sogno. Rimarrò per sempre nella tua stanza? Legata alla sedia da lacci di cuoio. Vorrei solo poter suonare il pianoforte, quello bianco, quello del tuo segreto giardino. Tu mi suoni Beethoven, ma non vedo lune e non vedo raggi se non una piccola arcana stoffa poggiata morbidamente tra i pedali e l'arpa.  Respiro la morbidezza d'avorio di quella stoffa e tremo

Your favourite slave...

(*titolo preso a prestito da una canzone dei Depeche Mode, ultima frase inclusa)

Scritto da: vega77 alle ore 07:58 | link | commenti (3) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
mercoledì, 27 giugno 2007
Preclusa dal pulviscolo
attraverso la plastica non sento
- odori o liquirizie acerbe,
   uno starnuto, un’ipotesi, 
   il chicco di un brano. –
 
Intercetto la tua aria, senza leggerla.
 
- mi spolvera, il custode, come farebbe con la teca
   dei ragni.–
 
Sigilleranno la plastica che mi dilata.
La tua canzone rischia di perdersi.
Con aghi e primizie la sigillo nella carne.
Se io morirò, tu almeno resterai.
Scritto da: vega77 alle ore 07:54 | link | commenti (3) | Categoria:
lunedì, 25 giugno 2007
strangelove

E' solo un guscio, una protezione, uno strato di calcare e venature di paglia. Una punta di lino. Soltanto una bianca protezione. Non abbiate paura.

Ci dormo un po'. Lasciatemi stare, voglio soltanto dormire.

Bacio ombre di uomini impossibili. Non uno, ma due. Non mi accontento, io.

 

Scritto da: vega77 alle ore 09:28 | link | commenti (2) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
sabato, 23 giugno 2007
sweetest perfection

dolce perfezione da assaporare

"una piccola fetta di luna nel mio tè" (citata, questa, dal mio amico Pier. Grazie Pier!)

un filo di quella stoffa, soltanto una goccia di talento da portare sotto l'unghia

- basterebbe-

Non posso chiedere: non mi è concesso.

Scritto da: vega77 alle ore 11:20 | link | commenti (3) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
giovedì, 21 giugno 2007
è quello sguardo. Non altro, forse. O forse i lineamenti del viso e la postura del corpo, un sorriso mezzo accennato, tra la Gioconda e l'ironia perversa... o è il mio occhio ad interpretare la sorte, un doppio numero ai dadi scambiato per il jolly della fortuna...
sto vaneggiando.
aiuto.
devo bere dell'acqua.
non posso, tu sei qui di fronte a me ...
Scritto da: vega77 alle ore 09:23 | link | commenti (1) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 18 giugno 2007
Damaged People
Agosto.
E come il burro destinato ad essere trattato da squagliato amalgama di rossori accesi, ecco la stagione danzare scalza sulle punte degli alberi come storte cantilene e storti paesaggi tratteggiati.
E’ sempre così, quando le stagioni esplodono come bombe di spray sotto il sole. Una bomba di troppa intensità travestita da riccioli biondi dilania ogni centimetro di sanità dentro di me. Crea autostrade di amarezza.
 
Una sensazione di scolorita leggerezza, un respiro che terribile si veste da ultimo, una sospesa propensione per la malattia. Una perversa voglia di malattia. Il percepire dallo spostamento dei capelli l’arrivo dell’onda anomala della crisi. Prepararle la stanza degli ospiti con profumi, candele, tendaggi nuovi, spazi più grandi. Non devo dimenticare l’asciugamano pulito.
 
Lavoro ad una cartelletta degli insulti. Raccoglierò qui le critiche e i giudizi che mi si muoveranno durante l’arco della crisi, durante l’arco dell’anno. Le raccoglierò tutte. Le frasi che mi dicono che sono eccentrica, quelle che mi dicono che ho troppe nevrosi, gli indirizzi degli specialisti che mi consiglieranno; le voci dietro le spalle, quelle che riuscirò a captare, quelle che mi indicano come “quella che vive d’amore immaginato”. Quelle. Fanno male? Conosco il prezzo.
Sono un tipo ordinato, io. Raccolgo tutto nella cartelletta degli insulti. Sarà più facile da archiviare: non voglio trovarmi pezzi di ingiuria nella borsa, poi.
 
 Una volta soltanto un cuscino mi ha ospitato la cervicale, poi la testa pesante come cento montagne ha iniziato ad inclinarsi pericolosamente verso sinistra e i miei ragionamenti non erano più tali. Avevo perso il controllo delle proporzioni, delle lucette accese in cucina; avevo perso il controllo delle spie della ventilazione e la casa, prima scontata, ora pareva una scommessa.
 
 
 titolo preso  a prestito da una canzone dei Depeche Mode
Scritto da: vega77 alle ore 14:45 | link | commenti (3) | Categoria: racconti a forma di mela
domenica, 17 giugno 2007

il sonno mi rincorre

io mi nascondo

lui sa il mio indirizzo

 

 

Scritto da: vega77 alle ore 16:35 | link | commenti (3) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
sabato, 16 giugno 2007
Incapace di stonare
se non dentro i miei vestiti
Osservo la tua ombra
in un’ombra celata.
 
Minuscola farfalla notturna
grigia risoluzione della tua stanza
solitudine costante
cessato allarme.
 
Se ti schizzo sulla guancia
mi schiaccia il tuo schiaffo.
Scritto da: vega77 alle ore 11:17 | link | commenti (2) | Categoria:
giovedì, 14 giugno 2007
Non conto più le cicatrici.
Meglio dipingerle,
almeno chissà che alla fine della vita non diventi un quadro
Scritto da: vega77 alle ore 20:20 | link | commenti (2) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
mercoledì, 13 giugno 2007

un kaleidoscopio dei peggiori, con vetri rotti e fette di salmone

questione di sfumature. O punti di vista.

saliamo pure sulla cima di un grattacielo, la vita sarà comunque sceneggiata a casaccio.

ho un futuro come rallentatore di traffico. Non vigile: gobba nella sede stradale.

Scritto da: vega77 alle ore 09:57 | link | commenti (3) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
martedì, 12 giugno 2007

incontrarti nell'alchimia

uno sbattere di ciglia

sempre senza successo mieto fogli e parole di grano

 

 

Scritto da: vega77 alle ore 21:15 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 11 giugno 2007
Lunaire 1
Ritornare ad una forma primitiva o primordiale del verbo tra essere e avere, tra scienza e spontaneità, come la regina degli alberi, antica religione pagana. Gettare nel fiume inquinato di diossine aggeggi di culti atti a ricordarti di appartenere a questo o a quello, in base alla geografia determinata dal caso dopo la tua nascita. Gettare tutto nel fango delle mucillaggini. Ricominciare.
Scrivere senza pensare alla frase, meditare senza pensare alla meditazione, stare senza sapere di stare e non uccidersi nel riempire del tempo, perché il tempo non è vuoto. Che tu riempia o no, che tu lo sappia o lo dimentichi il tempo scorre lo stesso, come l’aria spira, come l’erba cresce e il cane si lava le zampe.
È così.
Ci sono elementi trasparenti che non vediamo con gli occhi ma percepiamo con qualche altro senso: magari puzza, e lo percepiamo col naso; magari è freddo e sentiamo al tatto il vento. Tutto questo non è veduto ma nessuno ha dei dubbi riguardo l’esistenza di questo o quell’altro elemento. Ma ci possono essere elementi o cose o respiri o personaggi trasparenti che non siamo in grado di percepire con nessun organo del nostro astuccio porta attrezzi. Pertanto non pensiamo che esistano, non sappiamo darne forma o funzione, nella maggior parte delle volte giuriamo che tutto questo non esiste. Guai dunque a parlar di energie. Perché allora mi domando averne così tanta paura. Ho sognato…
Ho sognato di poter lasciare il mio corpo e di…
… lasciavo il mio corpo come fosse facile farlo e volavo in alto, verso il soffitto. Tutti nella stanza urlarono stupiti. Sentivo un formicolio dappertutto e ancora con poca dimestichezza guardavo in giro, volavo ma tanto tanto felice, felicissima di poter far questo. Vedevo il mio corpo in un angolo abbandonato, in piedi ma inerme, appoggiato come una bambola ad aspettarmi e sapevo che se volevo operare ed essere vista in questo mondo e dimensione avrei dovuto servirmi di quel corpo come strumento. Ma non ero morta: io vivevo, e bene, felice, libera e ridevo tanto. Giocavo a fare il fantasma nelle altre stanze, imbucata a feste con un drappo smeraldo sopra me, ma nessuno si spaventava, nessuno urlava o mi vedeva neppure: come fantasma ero un vero disastro. Per questo tornavo nel mio corpo dopo poco per farmi vedere e per parlare con gli altri, tornavo a respirare coi polmoni ed ero anche contenta del viaggetto appena compiuto attraverso le altre stanze passando per le pareti, attraverso le persone, dato che ero impalpabile.
Sogno lunare, microscopica visione profetica di una verità che si dovrà compiere, presto o tardi. Oppure la rappresentazione della mia speranza, quello in fondo a cui credo dopo aver gettato nel fiume carico di petrolio simboli religiosi imposti che mi facevano gelare il sangue senza darmi conforto, senza fede, senza sentirmi più sicura. Più spaventata, minacciata questo si, osservata come spiata, seguita. Poi la decisione un giorno perfetto di mollare, abbandonare tutto e via che si respira e si va di gioia… con la gioia, mi dissi, sono a posto.
Scritto da: vega77 alle ore 10:03 | link | commenti (2) | Categoria: racconti a forma di mela
sabato, 09 giugno 2007
amore malsano 3
Limpido contrassegno catarifrangente,
ignobile bugia idiota,
Tu!
Prometti frange di cuore.
 
Ti urto nella strada dilatata
popolata da creature di fumo
                    al rallentatore.
 
Cammini incappottato, miope dio
forse non hai visto, mi stai facendo
                                    l’autopsia:
le parti molli colme di ghiaia
e quelle dure nel tritarifiuti.
 
Sono stata investita dall’ariete geloso.
Scritto da: vega77 alle ore 16:24 | link | commenti (2) | Categoria:
venerdì, 08 giugno 2007
canto d'amor malsano 2
 
Danza un sole sui propri raggi
gialli cristalli bagnati di lenzuola
solitaria luce costernata ingabbiata
nel niente di una lampadina
scoppiata.
 
Sento la retina bruciare
rea di vederti priva di censure.
Consuma il mio corpo ossigeno e gas nervino
 
Vai, mia sorte
lanciami lame!
Correrà la linfa nel lavandino.
È cartapecora il soggiorno,
di ghiaia le fiamme.
 
Scritto da: vega77 alle ore 10:51 | link | commenti (2) | Categoria:
giovedì, 07 giugno 2007
canto d'amor malsano 1
 
Aprimi in due lo sterno
controlla lo scorrere dei fluidi
e toccami dentro con dita di flauto
 
Prendi amicizia, colore, infantili puzzle.
Nella vasca di pazienza essenze di loto,
un sasso fermo di perla:
tu smuovi tutto.
 
Ritorna posato, poi, ma mutato.
 
Ho visto ali di cobalto
sul soffitto.
 
 
Scritto da: vega77 alle ore 07:53 | link | commenti (5) | Categoria: