Chi è Vera?
Utente: vega77
Nome: Vera
Sono una donna senza respiro, un fuoco senza pausa, un diario senza pareti. Una cornice senza la fotografia.

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Hotel and the Factory
Hotel Caotika
Dalle ore otto alle ore nove verrà servita la colazione psichedelica.
Nessun commento per il pranzo. Tantomeno la cena. Verranno forniti cestini di sopravvivenza solo in caso di nessuna necessità.
Mayonnaise Factory
In un oceano di maionese, continuo a navigare a vista a bordo di un grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità(la mania del risparmio). Attendo l'arrivo dei tonni.
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Arcana Novi Regni
Siamo pezzi di stelle che contemplano stelle.
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IN ARIA... & kiocciola
(modificato - anche se per poco - dalla Vera)
Distribuito su
IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
lunedì, 30 luglio 2007
Moscacieca
Tutto quello che il tavolo ospitava erano grattacieli di carta. Graffiti, sulla carta, scritte, appunti, idee, speranze. In una parola sola: progetti. Una brutta, orribile parola, il fantasma del quale il bambino si spaventa cacciandolo dentro l’armadio a forza, laddove poi si traveste da paura del buio. Buio, l’ignoto, la strada costellata di punti di domanda, i segnali stradali a forma di ics, incognita; al posto delle indicazioni, quesiti; e la cartina, quella per orientarsi in questo enorme enigma ha un nome solo, ed è PROGETTO. Non ne vieni fornito, appena nasci non sei in teatro, dove ci sono le prove e poi le prove generali. È tutta una prima, e subito. Devi improvvisare. Costretto a preparare progetti. E io, io beh, io…
Io ho preso una penna e della carta, e ho improvvisato, come tutti. Improvvisando ho cominciato a rincorrere il sogno che disegnavo a macchioline di inchiostro e rincorrendo ho cominciato a sedurre la fantasia, e a lasciarmi corteggiare. La rosa, l’invito a cena, e poi le nozze, il matrimonio nella foresta tra la sposa e la sposa fantasma.
E i progetti? Compilavo, nel frattempo, qualche tema sulla carta. E seguivo delle stradine strette giocando a moscacieca. Poi sono caduta in un burrone e ci sono rimasta anni, mangiando fragole.
Ci ho messo anni a risalire con un’ala spezzata. Ho visto coetanei e letto di progetti realizzati, ho rivisto parenti e conosciuto nuovi filosofi, ho sentito voci blasfeme e analisi fatte con indici puntati e ho incontrato funghi travestiti da dotti che conoscevano perfettamente la mia vita. Sono stata contenta. Per loro.
 
Le spose fantasma festeggeranno le nozze d’argento.
 
Io sto giocando a moscacieca.
 
 
 
Scritto da: vega77 alle ore 10:56 | link | commenti (2) | Categoria: racconti a forma di mela
venerdì, 27 luglio 2007
the sweetest perfection
È questa chimera di pane e fragole che mi alimenta, che mi seduce, che mi imprigiona e mi nutre, che mi spolvera e mi veste e mi profuma e che mi spoglia e mi dissangua.
Un cono di luce come lumino notturno ed io sono la protagonista del mio stesso appetito. Sono inchiodata dalla tua armonia, ma tu dove hai fissato i tuoi chiodi? Non vedo l’asse di destinazione, eppure sento la tua carne è trafitta.
Sono qui, di carne e di pietra, e vengo sedotta grazie a un miraggio che mi appartiene, e che danza dentro la mia testa. Scendendo con l’ascensore dalla testa fino alla pancia, troverai una porta senza la serratura. Ma soltanto tu vi sei entrato, hai preso posto nella stanza creata da me, hai arredato e dipinto, arieggiato e ampliato, sacrificando organi e cellule, linfa ed ossa per quella stanza e adesso tu vi alberghi dandomi beatitudine e tormento.
Suonavi una canzone, ieri sera: vi hai portato anche un pianoforte?
 
Dimmi, dove sono fissati i chiodi che ti trafiggono? Non vedo ombra di essi da nessuna parte. Sono da me, sono per me, sei trafitto da me? Appartieni a me?
 
Suoni ancora, sempre nuove canzoni. Mi hai trafitto lo stomaco da parte a parte. Convivo, stai tranquillo, con il tuo profumo.
Bevo calici di ombra ogni mattina. È il mio mestiere.
Scritto da: vega77 alle ore 10:24 | link | commenti (5) | Categoria: racconti a forma di mela
mercoledì, 25 luglio 2007
Recitare la parte dell'angelo
 
Recitare la parte dell’angelo è un gioco che mi viene bene. Ci prendo gusto, e pure mi piace. Improvviso come se fossi un’attrice consumata. Mentre di consumo io conosco solo quello alimentare.
 
Banane d’oltreoceano mi riempiono di gas la bombola dell’ossigeno da ottobre a Natale. Poi pausa. Altro ossigeno da Natale a maggio. Nel frattempo delle ali mi verranno innestate della schiena. Mi sarei accontentata anche di un paio d’ali finte cucite sopra le maglie ma no, altrimenti, si dice, non sarei stata credibile.
A proposito di piume: quelle delle mie ali non sono banali piume di piccione, merlo, pollo o aquila. Altrimenti sarei piccione, merlo, pollo, aquila. Credo di percepire della filigrana, al tatto, spero si tratti di argento, se è oro che sia bianco. Il giallo mi ricorda sempre troppo le banane.
 
Se l’aquila si desta pollo, non è colpa sua. Ma sarebbe meglio il contrario.
 
Credete anche voi, lettori fedeli nonostante tutto, che l’erba possa marcire definitivamente? Che tra cento anni gli uomini e le donne non sapranno neppure immaginarsela? Fate uno sforzo: immaginatevi la crodiàstia. Con accento sulla prima a, così: crodiàstia.
Fatto?
No, non va bene, sforzatevi di più, io la vedo perché non voi?
Così l’erba tra cento anni.
Magari nell’anno 832 sapevano tutti perfettamente cosa fosse la crodiàstia. Nessuno, né io né voi possiamo dire con certezza cosa esista e cosa non esista. Non voglio assolutismi, non voglio scatolette chiuse sigillate inchiodate sottochiave, sottovuoto, sotto i libri. Spalancate le finestre, non sentite quanta polvere?
Io credo che l’erba, perenne come l’amore, tra un giorno o mille possa davvero marcire definitivamente.
 
Amica mia, non gettare abiti e smeraldi in una casa di spettri e menzogne. Una donna piange fiele in una stanza, un uomo spande polvere dalla sua coda in un’altra stanza; la donna piange ancora e l’uomo spande ancora polvere, in altri letti. E tu, nella cucina vuota, seduta, smorzato moccolo nella tua bugia, improvvisi cioccolato da croste di formaggio. Otto volte ti chiesi di smetterla, ma otto volte hai spalancato gli occhi rendendoli verdi e lacrimosi: se hai deciso di non usare che paracaduti inventati io non sono niente per impedirti di farlo.
 
E venne il giorno in cui la ragazza decise di avere le ossa cave.
Lasciare il ramo non era facile, a quel tempo era abitato dall’amore storto e fasciato da missive bugiarde. Ma a lei bastò l’idea di buttarsi. Un oceano di mani sotto il ramo era pronto a stopparne la caduta, in caso di rovinosità. Anche se lei non le poteva vedere, né percepiva l’essenza, né si fidava delle ombrose dita , queste c’erano, e ci sarebbero per sempre state. Così, perlomeno, sentii dire.
Ma lei, nonostante la decisione, non si buttava. Né si buttò. E deve ancora buttarsi.
Sfortunatamente le mani si assottigliarono, le dita si assottigliarono, gli entusiasmi si assottigliarono e con l’arrivo della bella stagione, ad attutire la caduta rimase un materasso decadente buono solo per farci saltare le pulci.
 
Io non saprei dire se la ragazza, poi, si buttò. Io ero di spalle. Avevo il mio paio d’ali d’angelo, ma queste mi schermavano la visuale, nel caso mi fossi girata.
 
Scritto da: vega77 alle ore 11:30 | link | commenti (4) | Categoria: racconti a forma di mela
lunedì, 23 luglio 2007
Momentanea
Il dolore accartocciante dell’amore diviso.
C’è una ferita tra l’apprendimento del fallire e l’arrivo della piena di dolore.
Un amorfo dilatarsi delle anomalie – in quel mentre mi potrei mettere a ridere                          fino a svenirne. –
 
Sto visitando la scena dell’incidente d’auto, tra l’accaduto e l’impatto. Tra il momento in cui si sa che è troppo tardi e il troppo tardi. Le lancette dell’ora sono sadiche. Farà male? Questo si pensa. Io lo so. Perché sto visitando la scena dell’incidente, tra l’accaduto e il finale.
Sono in piedi e vedo il fondo dell’auto. Immobile. Un’auto in volo, ma immobile. Una fotografia già sviluppata senza cornice. Staccata. Sono ferma dentro il momento amorfo. Farà male? mi chiedo.
 
 Mi preparo. Mi pettino, mi vesto, pulisco l’aria attorno a me. Mi preparo. Il dolore sta arrivando. Ne sento il boato avanzare. Mi preparo. Ancora non l’ho accolto, faccio in modo di assaggiare in punta di lingua gli ultimi istanti di tranquillità. Una goccia nello stagno, i cerchi del suo eco si disegnano sull’acqua, la rana disturbata si sposta, e si riaddormenterà. Momento amorfo. Ci sono dentro. Sto per mettermi a ridere. Il boato si avvicina, non mi ha ancora investito. Posso voltarmi di spalle, nascondermi dentro un armadio o in cantina, mettermi a correre, sotterfugi sotterfugi, il Dolore è destinato a me, cerca me, vuole me, vuole soltanto me, ha il mio indirizzo, mi conosce, viene per me, sotterfugi sotterfugi, vuole me. Che mi volto a fare?
Sono dentro il momento amorfo. Mi gusto il suono del nulla, finché c’è – sto per mettermi a ridere – sto per mettermi a ridere.
Una fotografia senza la cornice.
Il dolore accartocciante dell’amore diviso.
 
Eccolo.
 
 
 
Scritto da: vega77 alle ore 11:10 | link | commenti (1) | Categoria: racconti a forma di mela
giovedì, 19 luglio 2007
I'am you
Spengo la luce.
Eccoti.
Sto tra le mie lenzuola e il gelo rapisce i sensi riponendoli in tremori malfermi. Solo otto volte, la scorsa notte, ho creduto di sognarti. Mi sbagliavo. Erano ottanta.
 
È probabile che fossi tu a parlare stasera al posto della televisione. Non ho ascoltato che il suono delle frasi, come fossero sconnesse note di mai dette canzoni. Non ho capito il senso, come fossero criptiche poesie, o lingue sconosciute. Nessuna parola, nessun discorso compiuto: che senso ha un discorso se non è a te che è rivolto? Ho disegnato volti tuoi sui volti di ogni figura, ho dipinto le ombre tremule fuori dalla finestra di magenta e rosmarino, i colori con cui l’altra sera ti ho dipinto nel diario: uno schizzo, una figura, una fantasia, ed eccoti ritratto, di nuovo, nel mio giardino segreto. Mi bastava questo.
 
Era l’odore della coperta ad inebriarmi. Era rimasta sepolta da tutta l’estate e, al suo ripristino, non l’avrei detto ma… era il tuo odore quello tessuto nella trama e nelle greche. La naftalina, c’era una volta. Ma io non la uso da mai.
 
Era un gesto prematuro, era un gesto incastrato nel gesso, dato che la testa non comandava: ma mi sono preparata un tè. Era di nuovo sera. Di nuovo il giorno era stato mangiato dalle stelle, di nuovo le spade solari avevano smesso di ferirmi in battaglia. Potevo tornare da te.
L’atmosfera, in casa, era quella dell’immobilismo, il silenzio dell’appartamento custodiva l’eco della tua voce. Ne sono certa. Cos’era altrimenti quel sussurro nell’altra stanza?
 
Anche per oggi spengo la luce.
Eccoti.
Non posso vederti, si è fatto buio. Io chiudo sempre le imposte. Ma ecco attraverso le coperte il tuo abbraccio, il tuo tocco, lo sento. Un soffio mi sfiora la guancia e serpeggia tra i miei capelli, lo sento.
“Dormi” sussurra una voce. Non produrre eco, amore mio. Non ho bisogno di eco.
“Dormi” sussurra ancora.
Solo otto volte, questa notte, ti sognerò. Mi sbaglio. Saranno ottanta.
 
Scritto da: vega77 alle ore 10:31 | link | commenti (3) | Categoria: racconti a forma di mela
mercoledì, 18 luglio 2007
Urano
 
Ad ogni risveglio le mie radici
si trovano nell’orbita di Urano.
Necessito argento pagano
come moneta atomica.
La poesia è un picchio pratico
sulla mia pelle di corteccia arricciata.
Incide, crea insenature dure
e rientranze da rispettare.
Urano inserisce la sua spina nella mia spina
e la corrente fluisce, languida ascende
bruciandomi fino alla sorgente
con miele bollente.
Affronto il giorno con pelle più immatura
la realtà futura già lasciata.
Scritto da: vega77 alle ore 09:16 | link | commenti (1) | Categoria:
lunedì, 16 luglio 2007
Eternal Outsider

Farai bene, farai male... cara Arlaune, a volte noti in te dell'arroganza con un abile vestito da carnevale? Non è il Pierrot falso commosso, è piuttosto un portagioie rosa pronto al buono in ogni temporale. Ti scordi di ogni compleanno, per te non ha importanza che il tuo caramellato mondo fantastico; ma se qualcuno prova a fare altrettanto con te, sventoli la bandiera degli outsider, e, volente o nolente, ti innalzi sul piedistallo placcato.

Crea un isola se di isola hai  bisogno, ma che l'acqua sia bassa, tiepida come la carezza che brami. Che sia solo latte e solo polpa di cocco, che siano solo frutti di mare e secchi di sole, che sia solo brezza e manciate di risacca, e solo suoni che nella tua testa ti faranno ballare. La lontananza di chi ami frusta come una condanna, l'assenza dei tuoi sogni ti piega come una bambola, il rifiuto di chi forse ti brama è una placca d'argilla. La voglia repressa non è uno scettro. Forse, senza bandiera, rimani un' outsider.

Scritto da: vega77 alle ore 17:57 | link | commenti (2) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
venerdì, 13 luglio 2007

Rosso come l'accensione dell'interruttore sulla parola "proibizione". Varrebbe la pena sperare, anche se credo sia solo un'inutile perdita di tempo. Guardo dalla finestra della casa di Val, io credo nei tetti e racconto le tegole al mio pensare al volo, io che vivo in uno scantinato, ed accendo la luce elettrica anche in piena estate. Io nel mio entro e nei pensieri, solo di notte emergo dalla cripta per informarmi sul mondo interno di altri mondi... alla fine, come ben vedere, la mia esistenza bianca non ha vasi comunicanti se non nel sottosuolo...

 

grazie a Samy, che "crede nei tetti" (n.d.a.)

Scritto da: vega77 alle ore 09:41 | link | commenti (4) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
martedì, 10 luglio 2007
- play with me - II

Tutta una questione di ipocrisia. E di quell'odiosa donna che mi fa da grillo parlante. Se potessi cancellarla con una gomma atomica lo farei, ma questa si ricompone. E di nuovo sulla mia spalla. Torno a casa con le borse della spesa, tu non sei ancora rientrato, inizio a mettere a posto la cucina, preparo un paio di cose da mettere sotto i denti, ci sarebbe bisogno di una ripulita qua dentro, è tutto così sudicio.  Quasi quanto le nostre persone. 

Si apre la porta, sei tornato: mi urli qualcosa, io da qua non posso sentirti. Mi importa poco, tanto entrerai tra pochi istanti. Confermi. Mi dici qualcosa, la mia mente non registra, mi limito a fissarti; tu sorridi a mezze labbra, mi abbracci da dietro, infili la tua lingua nel mio orecchio: "Se ti sorrido bambina, sappilo: sto solo facendoti un favore".

Per quanto tempo andrà avanti così? Non importa. Niente è per sempre. Inutile la preoccupazione, inutile occuparmi oggi di quello che accadrà forse domani. Mi godo te. Mi godo te. Mi godo te.

 

 

Scritto da: vega77 alle ore 15:35 | link | commenti (2) | Categoria:

i neurotrasmettitori passeggiano lungo cordoni fumosi

senza consegnare battiti di informazioni.

 

servizi annullati

croste di muro

Scritto da: vega77 alle ore 14:34 | link | commenti | Categoria:
sabato, 07 luglio 2007
- play with me -
Sscrivere senza pensare alla parola precedente e a quella successiva, per creare eccentriche metafore, bizzarri accostamenti, immagini, evocazioni, suoni con le parole. Era una ricerca, costante e imperterrita come i binari del treno. Solo che cercavo di non farla arrugginire.
Molte parole fluivano, quella notte. Sentivo il ronzare di vecchie lampadine. Notai con la coda dell’occhio le tende sporche. E il posacenere che non veniva mai svuotato. Il frigorifero da pulire. Un’altra stesura metaforica. Un'altra immagine pittorica. La muffa alle pareti. L’intonaco corrotto e le mie parole corrotte e la mia persona corrotta. E A., corrotto fin dentro le ossa. La sua prosa corrotta e i miei versi corrotti. E sangue nel lavandino del bagno, dove A. si era tagliato radendosi, dove A. non aveva pulito. Appartamento reso squallido dal nostro stesso squallore. E il suo giubbotto di pelle buttato sul divano con distrazione. Mi venne fame, mi alzai e presi dal frigo la prima roba che capitò.
Scritto da: vega77 alle ore 21:23 | link | commenti (1) | Categoria:

Mi ha investito un'onda anomala. Pulsava come un cuore. Sensuale battito.

Ne porto gli echi nei capelli.

Non fatemi regali. Non riempitemi di cose inutili. Solo battiti. E onde anomale.

Scritto da: vega77 alle ore 21:20 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
venerdì, 06 luglio 2007

l'onda di adesso è diversa dall'onda di prima che è diversa da quella di adesso che è diversa da quella di adesso eccetera...

... buon compleanno a me!

Scritto da: vega77 alle ore 10:04 | link | commenti (2) | Categoria:
martedì, 03 luglio 2007
Lunaire # 2

 

Il cane sdraiato, lo stereo suona musica fatta in casa campionata, una musica che vorrei produrre ma non produco. Lo scrivere mi scarnifica la voglia di fare tutto quello che altro vorrei. Dormire incluso. Stasera la pagherò se non mi corico ora ora adesso dai mi dico spegni computer programma stereo finestra cane luce casa e dormi ma sono in preda alla febbre le dita sulla tastiera veloci come corrieri caffeinomani digitano lettere e e a f b r s gle ams, e f e g yrw
E il senso compiuto?
E il senso computo? Scritto alla computer, computo per dire compiuto, chissà non credo proprio sia corretto
Scrittura automatica aiutatemi amici spiriti energie di poeti morti datemi una mano basta che...
Ora una storia
 
Nessuno percepisca l’odore di spray dell’autore di quel murales in azzurro e oro. Nessuno per carità. Altrimenti orde di cammelli montati da guardie scandinave sarebbero giunte in un solo bagliore emergendo da piloni e lampadine ad arrestare l’artista, coprire di vernice bianca l’opera, appiccicare manifesti elettorali ad elezioni già avvenute, chiamare la stampa attraverso la percussione delle griglie nell’asfalto a colpi di forti manganelli. Tutto questo avrebbe fatto allarmare i piccioni che, giunti in stormi, avrebbero portato con sé vecchie donne pronte a dar loro briciole di pan nero. In un attimo, il sottopassaggio silenzioso si sarebbe sovraffollato, le biciclette si sarebbero suicidate per soffocamento e le borse della spesa marcite. L’artista a quel punto userà, io credo, dello spray inodore.
 
Scritto da: vega77 alle ore 07:38 | link | commenti (5) | Categoria: racconti a forma di mela