Secondo logiche terrene il tempo va avanti. Il termine “andare” è scorretto. Il tempo che scorre, è scorretto e scorrete scorrettamente è un gioco di parole dei più beceri. L’avanti: il futuro è davanti, il passato indietro. Alle nostre spalle. Nell’antica Grecia era il contrario: il passato che, davanti a me, vedevo allontanarsi e il futuro che mi coglie di spalle, per questo mi spaventa tanto anche senza farmi “boo”.
Voglio imparare a non sentire lo scorrere. Lo sciacquone, il fiume, il nastro trasportatore, il rocchetto sulla macchina da cucire: queste cose scorrono. Il tempo no. “ Il tempo è andato”. Ma dove è andato? Andato dove? Esiste questo luogo, per cui mi ci reco e trovo chili e chili di tempo, quello trascorso, quello buttato, quello perduto (mi lascio andare a verbi triti seppur non impropri) e ne afferro abbondanti manciate, carico zaini e cassapanche, camion navi aerei casse BULIMIA di tempo accumulo accumulo accumulo orgia di tempo e poi
Finalmente
Diventerò eterna, immortale.
Tutto fermo, per me, il tempo.
Per gli altri scorre. E che scorra pure.