Chi è Vera?
Utente: vega77
Nome: Vera
Sono una donna senza respiro, un fuoco senza pausa, un diario senza pareti. Una cornice senza la fotografia.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Hotel and the Factory
Hotel Caotika
Dalle ore otto alle ore nove verrà servita la colazione psichedelica.
Nessun commento per il pranzo. Tantomeno la cena. Verranno forniti cestini di sopravvivenza solo in caso di nessuna necessità.
Mayonnaise Factory
In un oceano di maionese, continuo a navigare a vista a bordo di un grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità(la mania del risparmio). Attendo l'arrivo dei tonni.
Registro degli Ospiti
Guten Tag!

Feeds

  • Powered by Splinder

Hanno soggiornato all'Hotel Caotika
*loading* visite
Arcana Novi Regni
Siamo pezzi di stelle che contemplano stelle.
Crediti
Template e grafica by
IN ARIA... & kiocciola
(modificato - anche se per poco - dalla Vera)
Distribuito su
IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
domenica, 30 dicembre 2007
libro dei sogni - sogno numero 4
ovvero

sogno di una notte di fine estate.

L’estate, stagione tanto amata da me, termina, nei sogni, o addirittura scompare nella maniera più traumatica possibile.
Nel sogno tipo, so di essere nel mese di luglio, ma mentre il giorno X la canicola mi imponeva abiti leggeri e sandali, il giorno seguente sono costretta ad infilare cappotti e maglioni. Il più delle volte, con troppe poche eccezioni, il repentino cambio di temperatura coincide con un ormai trito ritorno a scuola. 

Il sogno che racconterò in questo post non si discosta tanto dal solito canovaccio, con l’aggiunta del clima umido e rigido, della condizione notturna e di un ben noto stato d’animo della mia adolescenza nonché, purtroppo, di gran parte della mia vita da adulta: l’ansia depressiva.

Vado con ordine: scuola, naturale. Classe oscenamente bassa per la mia età, presumibilmente scuola elementare, ma senza specificare. Una visita ai gabinetti, una zaffata di umido mi investe perché un’altra classe ha appena terminato l’ora di ginnastica e le ragazze si fanno la doccia, dove per altro non esiste doccia; una ragazza mi mostra il suo tatuaggio nuovo, sull’anca: motivo giapponese, figure antropomorfe, il sogno, qui, non specifica.

Proseguo alla ricerca di un gabinetto libero, ma mi ritrovo alla fermata dell’autobus numero uno: piove, ho il cappotto, le calze, gli stivali ma non la gonna, una borsa di tela in cui alla rinfusa ho mescolato spesa alimentare ed effetti personali. Ho un berretto che mi ripara la testa. Prendo l’autobus, ma mi porta lontano, troppo lontano per poter tornare in aula in tempo dopo il suono della campana e la fine dell’intervallo.

Mi trovo sul mezzo pubblico, la gente presente è mezzo addormentata, infreddolita: fuori è notte, dovrebbe essere stata mattina ma l’orario invece è molto tardo.  Ad una delle fermate, salgono tre ragazzi: sono miei vecchi compagni di scuola elementare, quella reale, qui mandati in missione dalla mia attuale classe per cercarmi, trovarmi, e riportarmi a scuola.

Nel frattempo noto che la spesa nella mia borsa, composta da barrette di cioccolato, si è mezzo sciolta a causa della pioggia e sta imbrattando ogni oggetto. Davanti a me, seduto, scorgo mio padre: “porta a casa la spesa” – gli dico – “ e di alla mamma che arriverò presto, ma non aspettatemi a pranzo”. Mio padre prende la borsa e scompare. Mi assale un senso di smarrimento ed abbandono: avrei dovuto tenermi gli effetti personali e non dargli tutta la borsa, avrei dovuto dirgli di portarmi a casa con lui anziché lasciarmi andare a scuola ancora una volta. Ma i miei compagni mi stavano scortando, non avevo via d’uscita. Mi accorgo di non portare la gonna e alla solitudine ed arrendevolezza si aggiunge la vergogna.

Ma i compagni di classe, per una volta, sono dalla mia parte: ti portiamo in classe, mi dicono, solo per fare presenza. Ma poi scappiamo via, tutti insieme, prendiamo un altro autobus e ti portiamo a casa.

Nel frattempo dobbiamo scendere, la stazione è al buio, la pioggia scende dirotto, fredda e sottile, ed il numero 3 passerà tra venti minuti: troppi, non c’è un riparo.

Ma il tempo nei sogni è un elastico, si dilata enormemente ed enormemente si restringe: arriva il numero tre, saliamo, senza biglietto, mi appare la gonna e sorrido. Ho meno freddo. Il sogno termina.

 

Scritto da: vega77 alle ore 10:31 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 27 dicembre 2007
giorni inquieti
Se cammino è per fare il cosiddetto tour delle immondizie.
- sorbisco una tazza di tè -
Cerco di fare ordine nella stanza. Ma che strano, mi sono trovata a scrivere con una matita senza punta.
Inchiostro antipatico.

Pagine del diario nero mi suggeriscono l'apoteosi dei sensi, tuttavia ho il dubbio che sia la mia mente a farmi sentire amplessi di carta.
- lanugine cioccolata sul piumone d'oca -

Una coppia di ballerini danza un tango davanti a me. Tenete conto che sono sdraiata sul mio letto.
Devono essere ballerini di lana.

Dove sta, mi chiedo, dove sta la grande fregatura?
Scritto da: vega77 alle ore 21:12 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
mercoledì, 26 dicembre 2007
colazione psichedelica
IMG_0343





ATTENZIONE: questa non è la mia colazione, ma la foto della mia colazione.

(presa da Magritte. Dopotutto, non tutte le ispirazioni riescono. Ma soprattutto, non tutte le ispirazioni.)
Scritto da: vega77 alle ore 12:04 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 24 dicembre 2007
situazione acquatica
L'ho capito - adesso.  Ce ne vuole di tempo per capire, a volte.
Ma ti sei trasformato nell'acqua del mio bagno.
Mi lecchi la pelle. E' quello che facciamo sempre. Ma stavolta sei schiuma e profumo e piccole onde.
Acqua.

Come hai fatto?
Io vorrei diventare coperta e diventare sogno, diventare soffio e diventare briciola.
Sempre senza successo.

Tu ce l'hai fatta, invece.
Sei diventato acqua.
Mi dici come hai fatto?
Scritto da: vega77 alle ore 18:24 | link | commenti | Categoria:
domenica, 23 dicembre 2007

Il ripetersi dei gesti ha una conseguenza: la morte della fantasia.

Conseguenza estrema. Orrore del quotidiano.

 

Da qualche parte devo essere morta: lo specchio che ho davanti non riflette che la stanza.

 

Ma non mi inchino all’oblio senza aver visto il mio volto almeno una volta.
Scritto da: vega77 alle ore 11:05 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 20 dicembre 2007
pit in me
Il punto più scuro dentro di me è un lago di calma.
Si trova in profondità, nel punto più basso della pancia, vicino alla terra. Vicino alle radici.
Ci si scende respirando profondamente. Ma non è un respirare di tradizione: si devono muovere i muscoli immobili, e spostare le ossa. Non ci si accede nel primo giorno di prova, neppure nel secondo o nel terzo: ci si deve abituare all'apnea, ci si deve abituare all'oscurità.
Ma quando si arriva, ci si abbevera nell'acqua di calma. Ci si bagna nel bacino di pazienza. Il silenzio è avvolgente.
Il punto più oscuro dentro di me è un bagnarsi le labbra. Un soffio.
Spengo la candela.
Scritto da: vega77 alle ore 21:17 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 17 dicembre 2007
inside
Desidero ancora ciò che non potrei trattenere
a dire il vero è una novità.
Solitamente mi limito a desiderare.

Ora ho tante finestre. Tante, nuovissime finestre.
Affacciarmi, vedere auto diverse, strade diverse, asfalto diverso e balconi diversi, fa uno strano effetto. Ma è una questione di abitudine.
Come il non avere.



Scritto da: vega77 alle ore 21:16 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
venerdì, 14 dicembre 2007
questione di frutta
E' tutta una questione di frutta.
E' una griglia d'acciaio in cucina, ed io ci incastro i mandarini. Appollaiata sul mio trespolo, mi liscio le piume da pappagallo, in attesa che l'aria  diventi lampadina. Non mi preoccupa per niente l'isolazione termica: è l'arancio. Un calore inserito nella tintura color buccia.

Arance e mandarini.
Se tutto fosse cromato di rosso col giallo... sarei dissetata ogni istante che passa.

L'amore è un frutto.
Se non lo colgo, poi, lo piango spiaccicato sull'asfalto (perché gli alberi da frutto  bucano le tangenziali). Non sono fatta per vivere di rimpianti. E la tangenziale che si deve prendere per arrivare a casa mia è quella Ovest. (ma guardate che non dico bugie).

Mi chiedo spesso come sta la gente. Magari né meglio né peggio di me.
Vorrei offrire ai miei nuovi vicini un cesto d'acciaio con i mandarini incastrati.
Solo che dovrei sfamare un intero isolato di condomìni. Basterebbe iniziare dal principio.

(post arancio in onore del cesto d'acciaio n.d.a.)
Scritto da: vega77 alle ore 21:20 | link | commenti (1) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
martedì, 11 dicembre 2007
altro canto d'amore malsano

Smarrimento
e ne ho bevuti di caldi elisir.
Un’aquila becca la Grande Natura
La danza di pochi,
cerimonia del forse,
una roccia,
la fiducia basata sull’ics.
Elastica stanza
abbassami le palpebre!
Non bastano perle di oli mortali.
Non basta il giallo del sole di ieri.

Questa notte finirà tra trent’anni
.

Scritto da: vega77 alle ore 15:46 | link | commenti (1) | Categoria:
lunedì, 10 dicembre 2007
back home
ciao
o voi che vi cibate delle mie psichedeliche colazioni, vi comunico che sono tornata!
a presto con i miei deliri
(magari già domani...)
Scritto da: vega77 alle ore 19:22 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema