Chi è Vera?
Utente: vega77
Nome: Vera
Sono una donna senza respiro, un fuoco senza pausa, un diario senza pareti. Una cornice senza la fotografia.

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Hotel and the Factory
Hotel Caotika
Dalle ore otto alle ore nove verrà servita la colazione psichedelica.
Nessun commento per il pranzo. Tantomeno la cena. Verranno forniti cestini di sopravvivenza solo in caso di nessuna necessità.
Mayonnaise Factory
In un oceano di maionese, continuo a navigare a vista a bordo di un grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità(la mania del risparmio). Attendo l'arrivo dei tonni.
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Siamo pezzi di stelle che contemplano stelle.
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(modificato - anche se per poco - dalla Vera)
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IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
martedì, 29 gennaio 2008
storiella zen in un giorno qualunque


In questo modo e in quello cercai di salvare il vecchio secchio
poiché la corda di bambù era logora e stava per rompersi.
E poi, tutt'a un tratto, il fondo si staccò e cadde.
Niente più acqua nel secchio!
Niente più luna nell'acqua!

-
da "101 storie zen" - libro che ben si adatta alla mia circostanza.
Solo non vorrei essere condannata a non trattenere più nulla. Per questo lascio che se ne vada. Forse ho solo paura di perdere le braccia?
Scritto da: vega77 alle ore 16:37 | link | commenti (1) | Categoria: free jazz
venerdì, 25 gennaio 2008
nella fabbrica di mayonnaise
A bordo del grissino navigo a vista nella vasca della mayonnaise.
Ho mollato gli ormeggi. Non mi curo delle briciole.
Sono alla deriva.

Anche se c'è il sole, fuori fa sempre freddo. Logico - dirai tu che leggi - E' gennaio.
Il giallo della crema d'uovo mi impasta le dita. Potrei linguare, ma ho la nausea.
Attendo l'arrivo dei tonni.
Nel frattempo continuo a navigare a vista a bordo del mio grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità (la solita poca accortezza nelle scelte)
Sto chiedendomi se sarò capace di nuotare in un mare di mayonnaise. E se la mayonnaise per sua sostanza riesce a sostenere un corpo. Lo scoprirò presto.
Maledetta quella  volta che non ho preso la salsa di soia. Sempre così: la solita poca accortezza nelle scelte.
Scritto da: vega77 alle ore 13:30 | link | commenti (1) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
domenica, 20 gennaio 2008
sonno dietro
Sono finita in una gabbia formata da quattro saracinesche che fanno quadrato attorno a me.
Non posso resistere al sonno, neppure dopo aver allestito la mia stanza ad abitazione giapponese, fatta di lamelle di bambù e drappi.
Mi accontento. E mi spiaccico al pavimento. Aziono la macchina del sottovuoto, spingo il bottone.
Divento sottile come un foglio di carta, così non disturbo più.
E scrivo cose vacue sul mio diario (come al solito)
Scritto da: vega77 alle ore 13:58 | link | commenti (2) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
venerdì, 18 gennaio 2008
Liquid
(la nostra vita dipende dai liquidi)

Tutto si è tinto di rosso.
Sono tornata a casa con la borsa della spesa e mi sono accorta della scia rossa che stavo lasciando.
Devo aver aperto il rubinetto del sangue per sbaglio. (succede.)
Ho tamponato con un fazzoletto. La perdita era (anche) in un altro punto.
Ma io non posso toccare tutti i punti.
Ho messo a posto la spesa in cucina. Noncurante della scia che stavo lasciando.
Scritto da: vega77 alle ore 21:29 | link | commenti (1) | Categoria:
giovedì, 17 gennaio 2008
Mia vecchia compagna
Da due mattine mi sveglio con una vecchia compagna dentro di me.
Nel pomeriggio sfuma fino a sparire a tarda sera, ma il mattino eccola che ricresce. E' una pianta carnivora e si ciba di me, da dentro. Non ne ha mai abbastanza. Adora (lo so) il sapore del mio sangue.

Allora ho ripreso in mano un vecchio hobby, il mio primo hobby, quello che mi ha ancorata nei pomeriggi in cui c'era chi si divertiva. Il libro. Avevo abbandonato i libri da un paio d'anni, totalmente incapace di concentrarmi e formare una parola sola da quell'ammasso di lettere organizzate. Ora ho ripreso la voglia, il batticuore tra gli scaffali della libreria, il pagare il volume alla cassa, il ringraziare con la storia sconosciuta nella borsa, il camminare in attesa di tuffarsi in una vita non mia. Ora è tornata, questa voglia. Ed è la sola possibile per restare ancora ancorata al suolo.

Vecchia compagna, anche per oggi te ne sei andata. Bene. Non serve che ci pensi più.
Ritornerai domani? Non ci voglio pensare.
Il mio cuore tentava di uscire dalla gabbia d'ossa già  stamattina.
Confesso che ho quasi paura.
Scritto da: vega77 alle ore 17:13 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
martedì, 15 gennaio 2008
né dentro, né fuori


Detesto i bagni. Detesto i bagni pubblici. Detesto i bagni domestici. Detesto le case con tre, quattro, cinque stanza da bagno. Se sono tutte guaste.

Mi trovo in una di queste stanze da bagno. Sono vestita di nero, un abito attillato, accollato, maniche lunghe, gonna corta, collant neri, stivali neri, capelli a caschetto. Neri. I miei.

Voglio uscire, da quella stanza da bagno. Ma la porta è chiusa, incastrata, serrata male, o qualcuno mi ha chiusa dentro, sapendo del mio terrore, e volendo terrorizzarmi ancor di più. Per fortuna sono al piano terra, e posso dunque fuggire, se apro la finestra.

La apro.
Uno strano davanzale.

Una finestra, un davanzale lungo e grande come la cabina di un ascensore e poi la seconda finestra. Fuori, la strada: vedo un autobus, un'automobile con delle persone a bordo e l'autista che esegue la manovra del parcheggio, altre automobili che passano, persone che camminano lungo i marciapiedi, negozi aperti. Attività.

La seconda finestra è chiusa da fuori. Io sto nell'intercapedine, tra una finestra e l'altra, e quella dietro di me mi si è chiusa alle spalle. Bloccata. Come la porta.
Poco male. Busso: qualcuno, dalla strada, mi aprirà.

Ma tutti guardano questa donna  dietro e dentro la finestra vestita di nero, che bussa al vetro, e nessuno pare sentire; guardano, ma i loro sguardi non si fermano e passano oltre: che siano troppo spesse le tende? Busso più forte, ma i rumori , fuori, coprono i miei colpi, tutto è più rumoroso, tutto è più veloce della donna ferma nella finestra, prigioniera in una gabbia di vetro, né dentro, né fuori.

Scritto da: vega77 alle ore 15:14 | link | commenti (1) | Categoria:
lunedì, 14 gennaio 2008
connessione rapida, corrente tiepida
Voglio giornate corte. Poche ore. Già finite.
Voglio che i capelli mi crescano a velocità del suono.
Voglio svegliarmi a 33 anni. Voglio che qualcuno mi chiami "mamma".
Voglio una voce che mi dica "ti amo". E non voglio vedere il viso di chi lo dice.

Farneticazioni da donna sola in un pomeriggio d'inverno, anziché essere in studio con la mia pianista.
No, no, no, cinque corde non bastano. L'estensione grave non basta. Il jazz non basta, non basta.
(pppst... dico a te. Fatteli bastare.)
(... va bene, bastarda voce sibilante.)

E nemmeno farneticare basta. E nemmeno scrivere in un diario basta. Nemmeno rifugiarsi nello scuro della metropolitana basta. E inveire contro la pioggia. E sperare nello sciopero dei supermercati. E mettermi in ginocchio. E fare lezione agli adolescenti. E ascoltare Petrucciani. E nemmeno stringere forte a sè il proprio cane  basta.
Non basta.

Posso disinserire la corrente del mio cervello?
Che beffa, che grande beffa: tutto nasce con un connettore di corrente. Il cervello si autoalimenta con le sue stesse cattiverie.

(devo trovare l'interruttore
devo trovare l'interruttore
devo trovare l'interruttore)
Scritto da: vega77 alle ore 14:04 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
domenica, 13 gennaio 2008
pazza per valentina
Sono quasi le nove di sera. (mi piace dire "quasi" circa le ore. Approssimativismo verso qualcosa che ci incatena. Andiamo avanti che è meglio)
Dovrei essere ad una cena. Sto a casa in compagnia di un vago dolore. E una solitudine perfetta.
Leggo "Valentina" di Crepax. Vorrei possederne di più.
Leggo anche "se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino, per la seconda volta. Mi piace rileggere. E' bello sapere come va a finire.
Vedo una grossa X sospesa sopra la mia testa. Potrebbe essere una spada di Damocle? Ma io non conosco Damocle, né tantomeno il suo arsenale.

Ho l'armadio degli anni '70, gli appendiabiti degli anni '70, un portariviste degli anni '70. Ereditati dai miei genitori. Anche un portaombrelli degli anni '70. Tutta roba di design italiano. E per questo continuo a leggere "Valentina". Pure troppo, questo design.

Mi pratico degli autoscatti. Così mi sembra di essere fotografata da qualcuno.
E mi sento desiderata.

Troppa cioccolata, oggi.
Ma neppure l'inverno e la poca luce fanno bene alla salute. Eppur non c'è rimedio.
Scritto da: vega77 alle ore 20:42 | link | commenti (1) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
sabato, 12 gennaio 2008
pellicola trasparente - e alluminio doppia forza -
Vivo in un posto in cui niente è fermo, ma tutto è sospeso.
Ogni fatto a mezz'aria. Gli oggetti a mezz'aria. I mobili a mezz'aria.
E la fabbrica che  produce pellicola trasparente. Un rullo avvolge tutto.
Anche me.
Imballata e spedita.
(Pagamento a carico del destinatario. Chi sarà il destinatario?)
Chi vuole un pacco costruito nella succursale povera di una fabbrica?
Chi vuole un'auto da rottamare?

E' pioggia quella che assorbo o sono lacrime antiche di vecchi pianti? No perché io, sapete, non distinguo più nulla.
Neppure la corrente elettrica dalle scosse del cuore.
(E pensare che se guardo dalla finestra, vedo i cavi dell'alta tensione.)
Scritto da: vega77 alle ore 12:32 | link | commenti (1) | Categoria:
venerdì, 11 gennaio 2008
il letargo dei segnalibri
Mentre la cucina fa il suo dovere, mentre ascolto Joni Mitchell, il tempo - quello fuori - decide di piangere per ricordare a me stessa il mio umore. Non ce n'era bisogno: ho scritto un appunto appiccicandolo all'armadio, in cui scrivo "Oggi il mio umore piange. Non portatemi fazzoletti."
Ho troppi libri intonsi sul comodino. E i segnalibri sono andati tutti in letargo.
Ho le mani che profumano di curry, e mi illudono di andar lontano.  Non è di spezie che necessito. Non di quelle, almeno.
Mi sono messa dell'oro nei capelli. La pioggia l'ha portato via. Pepite da setacciare, finite nello scarico.
Pazienza.
Pazienza.
Pazienza.
Ci vuole pazienza.
E swing, quando è il momento.

Oggi canto. Si, vorrei piangere. Ma canto. Perché comunque vada dopo, almeno ho cantato.
Scritto da: vega77 alle ore 11:23 | link | commenti (2) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 07 gennaio 2008
Un amico
Mi rompo la testa pensando di camminare. Ed è di uno scivolare dentro che ho bisogno. Scivolare come se sfiorassi acqua e non asfalto. Ma è anche di asfalto che ho bisogno. Correre piano.
La fermata del tram è così vicina ormai.
Le persone che incontro hanno due dimensioni. Di fronte sono tanto lucide da farmi male agli occhi, e passo oltre. Poi le vorrei vedere di profilo ed è lì che ho visto  solo una linea verticale. Non mi sono spaventata. Dopotutto non mi spavento più come una volta.
Tranne stanotte. Un amico mio si era suicidato. Urlavo "perché" alla stanza vuota. Ed era della risposta del vuoto che avevo paura.
Mi sveglio e chiedo alla luce. Poi chiedo al bagno. Infine chiedo al pavimento. E' ora di dormire, rispondono. Ancora dormire?
Scritto da: vega77 alle ore 20:54 | link | commenti (1) | Categoria: racconti a forma di mela
stanca di incubi
Decisamente stanca di incubi, non vorrei dormire più.
Paradosso inconciliabile dato che, invero, vorrei dormire sempre.
Sempre.
Addormentarmi adesso e svegliarmi a primavera. Ma non è detto. Potrei andare avanti fino all'estate. E decidere, a quel punto, di aspettare il nuovo inverno.

Sono stanca di incubi.
La notte mi sveglio con il cuore che vuole scapparmi dal petto. Sento rumori, rumori che non conosco, e mi sveglio di colpo, con l'incapacità di muovermi. E se mi riaddormento, è un incubo ad accogliermi.

Sono stanca. Stanca.
Anche perché così male non ho mai dormito...
Scritto da: vega77 alle ore 10:30 | link | commenti | Categoria:
domenica, 06 gennaio 2008
libro dei sogni: volavo sopra il vuoto e poi
Quarto piano di un condominio ed io sul balcone ad aspettare.
E aspetto.
Poi l'elicottero arriva, faccio un passo sopra il parapetto del balcone ed entro nella cabina dell'apparecchio sospeso. Molti metri, molti molti metri sopra la città e poi il portellone che si apre.
-"Deve scendere" - mi sento dire e vengo spinta di sotto.
La città che rapida  mi corre incontro, involontaria.
Ed io che penso a quanto male avrei sentito.

Mi sveglio, accendo la luce. Sono le tre.
Se arriverò alle otto sarò contenta. Ma per ora devo solo farmi passare questa accelerata del cuore.
Scritto da: vega77 alle ore 14:31 | link | commenti (2) | Categoria:
sabato, 05 gennaio 2008
orizzontale
Non tutte le serate riescono ad ingigantirsi,
Soprattutto
Non tutte le serate.
Non ho soltanto male alle dita, ma anche a pezzettini di ossa. Non tutte le ossa.
Mi limito a sprofondare nell'arancio. E' una questione di morbidezza. E forse di piume.
Ma non devo preoccuparmi: è la notte. E la coperta infame. E il velo serrato.
Una fotografia senza cornice.
(Mi sembra tanto una cornice senza fotografia... )

Buona notte, sognatori.
Scritto da: vega77 alle ore 23:32 | link | commenti (4) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
giovedì, 03 gennaio 2008
Al di la dello specchio.

Non ditemi che non ci avete mai pensato.
Io da bambina passavo tanto tempo a fantasticare, guardandomi nello specchio. Se la mia stanza fosse stata al contrario?
E io sarei stata condannata ad una perpetua destrosità.
Ma andiamo avanti.

Probabile che se in quel mondo al contrario fosse stato tutto così, allora mi sarebbe tornata di colpo quella voglia di vivere che da troppo tempo avevo smarrito.
Ora non so, perché non sono mai andata oltre il vetro, anche se la voglia di vivere con gli anni l'ho ritrovata. Era nascosta tra le mattonelle delle mie interiora. Tra le fughe, tra lo sporco, stava li.

Ebbene, ora sto guardando lo specchio. E quella vecchia fiaba bambina non si è mai addormentata.

Non pulisco le piastrelle da mesi. Non è detto che ci sia qualcosa da pulire, dopotutto.
Scritto da: vega77 alle ore 21:30 | link | commenti | Categoria: racconti a forma di mela