Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
E' tempo di silenzio. Lo so. Beh, lo so perché me lo hai detto - non sempre mi funziona l'intuito.
Mi limito a soffrire. Ma è per puro egoismo. Quando il mio piccolo e inutile ego si sente in pericolo, allora urla e strepita, ed io soffro e piango e strillo, per imitazione. Poi , quando il piccolo (e inutile) ego viene rassicurato, cullato un po' (e magari gli si da anche il biberon, visto che il suo atteggiamento è da infanti) allora non soffro più. E decido, impavida, cavaliera senza macchia eccetera, di rispettare il tuo silenzio.
Mi compiaccio.
Anzi, no.
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vega77 alle ore 11:23 |
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E' un posto segreto. Non ci si arriva dalle strade principali e, a ben pensarci, neppure da quelle secondarie, o dalle scorciatoie conosciute dagli abitanti più anziani. E non è un'entrata metafisica come la tana del Bianconiglio. Niente magia, niente sogni, niente surrealismo (stavolta. Strano, vero?).
E' un posto soltanto per me e te. E se voi che leggete immaginate fiumi di miele in cui non riuscite a navigare state tranquilli: io non sono una lettrice di romanzi rosa, mi piacciono i thriller, ed è un fatto assodato da anni.
Niente romanticherie inutili, dunque. Solamente fatti.
Un posto segreto, dentro di me, per te solamente. Un qualcosa che ti conduce non nel mio cuore ma nel mio intestino. Perché è li che alberga tutto il mio sentire, dall'amore, all'odio alla rabbia e tutti quei sostantivi usati da anni attraverso tritacarne linguistici che non hanno molto spessore, alle nostre orecchie bombardate. E' la strada per l'intestino, dove ci sei tu. Dentro di me. E da dove non uscirai neppure se lo desiderassi io con entrambi i pugni stretti e le nocche bianche.
... che strana dedica. Me ne rendo conto.
Ma ho fame. C'è l'ora legale. Ho dormito poco. Ho anche freddo. Ho un congegno nuovo che mi aiuta ad alzare la tapparella in maniera comoda. Tu hai la febbre. Io ho pazienza. La radio trasmette sempre le solite puttanate. La gente finge gioia. Aprile arriverà comunque. Il ciclo mestruale torna. Il mio computer avrà vita breve. Guardo i pulcini in maniera diversa. Sentro profumi dalla cucina. Detesto le lasagne. Sono un'eremita. Amo.
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vega77 alle ore 12:25 |
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E' come se volessi raccontare ma mi mancassero le parole. E' come se volessi spianare una montagna, ma niente da fare: dove porterei la terra, le rocce e i detriti? La devo lasciare al suo posto, e limitarmi ad immaginare cosa ci sia oltre.
Non vedo mai una vallata tutta intera, nè un temporale lontano; non vedo mai un tramonto, ma soprattutto mi perdo tutte le albe. E se salgo in cima a quella montagna, è tutto inutile: ci sarebbe una montagna più alta, subito dietro, a sbarrarmi la vista. Di nuovo.
Voglio solo essere protetta. Ma non da una montagna. Coccolata da una nuvola, magari, ma almeno non dovermi più sentire su una zattera alla deriva, come mi sento da tanti anni, ormai.
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vega77 alle ore 10:37 |
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free jazz
Avevo mal di gola.
E ci tenevo a far sapere a tutti che avevo mal di gola. Continuavo a ripeterlo. "Ho mal di gola... ho mal di gola".
A sera persi la voce.
Ma perché avevo continuato a dire "Ho mal di gola".
Solitudine perfetta, come un quadro d'autore. Sono io l'autore. No, è la solitudine.
Ho nostalgia. Ma è una nostalgia che profuma di rose e torta di mais. E non ho sonno, anche se dovrei dormire. Domani dipingerò sui muri altre note, e note anche sul soffitto, e note sotto il legno del pavimento. Perché di sfortune ne avrò tante, ma almeno posso far scorrere la musica attraverso il mio corpo. Non è molto, o forse è tutto. A ben vedere, è niente e il niente rimane. Come la perfezione della solitudine.
Ancora nostalgia. Forse solo quella. O magari questo cd che gira e gira e gira per la terza volta, come le mie parole, che avrete notato, vanno a cerchi. Basta? No, ancora. Tanto non ho sonno.
Il tè da Leri non è formale, anzi: sul tavolo ci sono sparpagliate tutta una serie di cibarie, e di preciso non sai dove pescare. Ma come peschi, peschi bene.
Neppure serviere il tè è concepito in maniera formale: tazze spaiate, nessuna teiera, ma puoi scegliere la miscela che preferisci, e lei ne ha parecchie.
Si meraviglia se anche la sera prendo il tè nero. Non ti preoccupare, dico di solito: è nero dappertutto per me. Anche il pane, che adoro nelle sue varianti scure. Pure a Leri piace. Meglio così.
Dolci, biscotti, cioccolato, frutta, pane dolce, pane speziato, pane secco, panna acida e yogurt. Mangi di tutto. Ed è calore, anche se lo sgabello traballa sotto di me, e non so se stavolta mi reggerà.
Anche quando conoscevo Leri da un giorno, mi sentivo come se fossi da mia sorella.
E pensare che non ho neanche una sorella.
E' perché viaggio in autobus, e sento un odore lontano. E' il profumo che hanno le pareti quando dormo con te. Quel profumo, non è produzione tua e neppure mia. E' un miscuglio delle mie gocce di sudore dispari con le tue gocce di sudore pari. E' questo che crea la bottiglietta invisibile.
E' perché passeggio nel parco, ed è ancora inverno, e cammino veloce perché devo andare a lezione. Ma non corro. Sono troppo adulte le mie gambe.
Tra gli alberi grigi c'è un odore lontano. E' quello che rimane sulla mia seta da notte quando dormo con te.
E sanno i ciottoli e i muratori, sanno le papere nel torrente e lo sanno i gelatai e l'infopoint del teatro quanto vorrei possedere quella bottiglietta invisibile. Ma non si può trattenere, e neppure descrivere, neppure toccare e conservare. Anche le narici dimenticano, appena l'odore scappa via.
Una volta ho letto che ad una donna sono cadute entrambe le braccia come castigo per aver voluto trattenere troppo.
Ma questa è un'altra storia.
Non centra con la bottiglietta.
Vorrei suonare al campanello della tua porta. Ma è tardi, devo andare a lezione. Passo oltre.
Nella cassetta delle lettere mi pare di aver visto una bottiglietta invisibile. Ma camminavo troppo veloce per essene certa.
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vega77 alle ore 21:14 |
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racconti a forma di mela