Chi è Vera?
Utente: vega77
Nome: Vera
Sono una donna senza respiro, un fuoco senza pausa, un diario senza pareti. Una cornice senza la fotografia.

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Hotel and the Factory
Hotel Caotika
Dalle ore otto alle ore nove verrà servita la colazione psichedelica.
Nessun commento per il pranzo. Tantomeno la cena. Verranno forniti cestini di sopravvivenza solo in caso di nessuna necessità.
Mayonnaise Factory
In un oceano di maionese, continuo a navigare a vista a bordo di un grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità(la mania del risparmio). Attendo l'arrivo dei tonni.
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Siamo pezzi di stelle che contemplano stelle.
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(modificato - anche se per poco - dalla Vera)
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IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
giovedì, 29 maggio 2008
la mia vita in treno # 2
Sono una patita delle strade ferrate. Che ci volete fare? Con i ritardi, il disagio, il caldo, le cose che spesso non funzionano... Ho provato ad immaginare oggi da quale evento, se evento c'è mai stato, si è verificata questa passione. Il più lontano nel tempo credo sia stato un ameno accompagnamento alla stazione di Trento di una ragazza che a malapena conoscevano i miei genitori, e che io non ricordo neppure chi sia, ammesso di averlo mai saputo - la classica amica degli amici. Chi fosse o chi non fosse, mi trovavo assieme a mio padre e questa ragazza che saliva sul treno, e che partiva verso sud, e che salutava dal finestrino, una volta lo si poteva fare. Ed io sono scoppiata in lacrime, ero davvero molto piccola; avrei voluto andare pure io, perché invece non ero salita, ma ho percorso il sottopassaggio di nuovo, e di nuovo sono salita in macchina verso casa. La routine mi uccideva già allora, perché già allora mi domandavo dove fosse quella "voglia di vivere a una gran velocità" di cui parlava Battiato in una sua canzone.



Mantova
Scritto da: vega77 alle ore 23:33 | link | commenti (5) | Categoria: free jazz
sabato, 24 maggio 2008
la mia vita in treno
No, non ho scattato  foto. Possiedo una macchina fotografica, come la maggior parte di noi, ma, che ci crediate o meno, non sono riuscita a farla entrare nella mia borsa, quella mattina, perché dovevo far posto ad una borsina di nilon contenente due pacchetti di crackers e una banana. D'accordo - mi sono detta - cuore o stomaco? Inutile fare i romantici, in queste situazioni.
Così, sotto una pioggia battente, infreddolita come a febbraio, ho viaggiato. E ora mi limito ad invitarvi ad immaginare la stazione di Milano Centrale, ma vista con gli occhi miei. Sono una specie di bambina che in questi casi non cresce, e si stupisce del mondo ordinario. Probabilmente gli occhi distratti di troppi offendono la stazione, e tutta quella non visione si è concentrata nelle mie pupille, quella mattina, scendendo dal treno "cisalpino", facendomi sobbalzare. Credo che la stazione possa essere felice sapendo che una mattina qualcuno l'ha salutata sorridendole. Ma forse no. In fondo di lei non so niente. E non avrò molto tempo per frequentarla di più. 
Ma la mia vita è in treno. Chissà che presto...
Scritto da: vega77 alle ore 11:43 | link | commenti | Categoria: free jazz
domenica, 18 maggio 2008
poco sangue e poca fantasia
Ho cercato a lungo dentro le tue vene e arterie, con la lampada sul casco da esploratore, per vedere se li dentro scorreva ancora sangue, o solamente citronella. Da come mi trattavi negli ultimi mesi, non sapevo cosa pensare. Ero tua moglie. Cosi almeno mi avevi detto un giorno.

Ho capito solo da poco che la fantasia è stata la mia croce. Ormai sono un outsider.
Come si sente un outsider? Non so dirlo con precisione, ma so solo che, nonostante la corsa, arrivo quando gli altri  hanno già fatto la doccia. Poi stramazzo al suolo. E di me non parla la cronaca.

Navigavo a vista nel tuo oceano di citronella. Mi sembrava di sprofondare nei fagioli ogni giorno di più. Fu allora che me ne andai. Piango ancora qualche volta. E se si è senza Dio, gioco con i miei nichilismi. "Pregherai" mi hanno detto una volta. Ma quel giorno non è mai arrivato.
Scritto da: vega77 alle ore 20:53 | link | commenti | Categoria: free jazz
venerdì, 16 maggio 2008
Krumiri - come Will & Grace - e un binario a cinque linee
La crisi creativa continua, dritta come l'olio che si ammorbida sull'insalata di carote. Niente da fare. Neanche l'appunto sull'agenda.
Mi domando per quale ragione debba  avere questi cassetti: se scrivo, scrivo come scriverebbe una cascata se avesse inchiostro anziché acqua. E non leggo neppure il nome sulla mia cassetta delle lettere. Viceversa, se mangio libri a colazione pucciati nel tè al posto dei krumiri, non riesco a comporre neppure la lista della spesa. 
Vorrei riprendere a scrivere il mio diario. Vorrei. Non ce la faccio.
Vorrei riprendere a scrivere cose assurde nel blog. Vorrei. Mi limito al niente.
Vorrei correre da te. Ma se corro mi viene l'ansia da corsa - e mi dicono dalla regia che correre non serve se ci sono i treni e ci sono gli aerei e le automobili e ... -
Vorrei piazzarmi in fondo all'appartamento e confondermi tra i mobili, camaleontica.

Il mio amico Steve è sparito da due giorni.  L'ho sentito scarico, l'ulitma volta, come una pila della Beghelli abbandonata in una casa senza corrente elettrica. Dev' essere per questo che è sparito. Non ha risposto al mio invito a cena, non ha risposto al mio invito di andare a comprare paccottiglia in un centro commerciale sparlando di tutti. Dev'essere veramente scarico. Povero Steve.

Se potessi ritirarmi sotto coperta, mi ritirerei.
Ma scorro veloce come un EuroCity, ma il mio binario ha in realtà cinque linee.
Scritto da: vega77 alle ore 21:46 | link | commenti | Categoria: free jazz
giovedì, 15 maggio 2008
iperlavoro di succo gastrico
Se sono apprensiva, intendo. Non lo posso evitare. A volte mi prende male.  Non ti voglio stare addosso. Non ti voglio controllare. Ma se mi preoccupo...
... se mi preoccupo, lo stomaco pizzica a causa della mia stessa fantasia. Se mi può consolare, non sempre la fantasia smarrisce la strada del senno. Lo fa solo qualche volta. Si perde nel bosco. E il sentiero diventa aspro di incidenti stradali e morti improvvise che colpiscono solo chi amo.
Dopotutto.
La cronaca ogni giorno parla di morti. Qualcuno li ama. Ed io? Chi sono per scampare alla disgrazia?
Dunque non te la prendere. Io respiro, adesso. Dopotutto si è trattato solo di una telefonata. Volevo accertarmi di non dover piangere su carta di giornale, domani.
Devo ancora imparare tante cose. A stare dentro al cerchio e danzare, per esempio. Che tanto non possiamo fare altro. Anche se ci sveglieremo morti domani.
Scritto da: vega77 alle ore 17:53 | link | commenti | Categoria: free jazz
mercoledì, 14 maggio 2008
treni, autostrade, tangenziali

Treni: a casa tua c'è profumo di fiori e frutti a primavera. Piano piano cerco di prestarti i miei occhi, così potrai guardarmi dentro e conoscermi. Piano piano.
Vorrei prestarti il mio naso e il mio senso legato al naso, e quella parte di cervello, nervi e midollo che mi fa riconoscere il tuo odore. Così anche tu saprai come sono i fiori e i frutti a primavera.

Autostrade, automobili: guardo il lago. Il bello è non vedere dove il lago finisce, e quindi mentire a se stessi, dicendosi "è il mare".
Su di un catamarano, qualche anno fa, sola, vorrei poter dire che stavo guardando il tramonto, ma perché condire la scena di stereotipi? ero semplicemente seduta sulla terrazza della barca e guardavo il mare. Ho pensato: "posso farcela". Ed ero da sola in quel momento, nonostante fossi ancora sposata con mio marito. Sola come non lo ero mai stata prima. E ho detto "Posso farcela".
Una cosa, mi sono domandata oggi, mentre stavo in treno, guardando la pianura che piano piano lievitava per diventare montagna: perché "posso farcela " solo se c'è la pianura e c'è il mare davanti a me?

Tangenziali: ecco, ho pensato, andando in tangenziale, l'occhio qui non è ostacolato da nessuna barriera. L'occhio spazia. Ed io con lui. Avevo l'amaro nel cuore. E i fiori e frutta a primavera saldamente ancorati nelle mie narici, consci della loro morte prossima. Ma ho pensato comunque "posso farcela".

Se realizzo un "io sono ovunque" efficace, il "posso farcela " dovrebbe trovarsi già nelle mie tasche.
Scritto da: vega77 alle ore 21:50 | link | commenti | Categoria: free jazz
lunedì, 12 maggio 2008
letture, e niente uscite sotto il sole
Nonostante la primavera sia ormai inoltrata, nonostante il caldo e la voglia - ma quale? - di uscire e farsi un giro, passo i miei momenti liberi in casa, sul letto, a leggere. Non ne posso fare a meno, è il modo che uso per rilassarmi da sempre e lo pregusto spesso con immenso piacere.
Esco di casa molto di rado, solo se ci sono costretta, e di certo per rilassarmi non esco di nuovo. Neppure in montagna, neppure al lago. Neppure. Non mi piace girare da sola. Ed io sono sempre sola.

I libri che ho letto in questi ultimi mesi sono tanti. Ve li elenco suddivisi per autori - e ve li consiglio tutti, mi sono piaciuti in massa.
Di Murakami Haruki ho letto:
- Dance Dance Dance - (buono, consigliato)
- La ragazza dello Sputnik (consigliato doppiamente, magico e commovente)
- L'uccello che girava le viti del mondo (consigliato se avete tempo e voglia di leggervi 800 e più pagine)
- La fine del mondo e il paese delle meraviglie (capolavoro. Consigliatissimo, neanche a dirlo)

poi: di Joe Lansdale ho letto tutta la serie di Hep e Leonard, che sono in ordine
- Una stagione selvaggia
- Mucho Mojo
- Il mambo degli orsi
- Bad Chili
- Rumble Tumble
- Capitani oltraggiosi
anche questi consigliati in massa, bellissimi, divertenti ma anche tanto crudi. Ottimi noir.

E così passano le mie serate - se sono in casa e non a suonare - e la maggior parte dei fine settimana. Non posso dire di essere una persona socievole, a ben vedere.
Scritto da: vega77 alle ore 11:10 | link | commenti | Categoria: free jazz
domenica, 11 maggio 2008
comatose


Resto. Immobile. Sdraiata sul letto.
Ma non sono malata.
Guardo il soffitto.
Ma non sono depressa.

Vedo un fiume - dentro di me. E tutto quello che penso vi scorre dentro. Passano anche dei detriti, nei fiumi cascano mille concetti e mille corpi, anche il tronco dell’albero divelto dalla tempesta, e la tempesta era ieri, ma il fiume parte da dove per vederlo potrei anche dover girare la testa. A cosa stavo pensando? Non so. È già passato.

Parlatemi. Io non vi sento.
Ma non sono sorda. Neppure villana.

Per vari respiri, conto il tempo respirando, ho abolito lancette quadranti e pendole. L’ultima pendola che ho visto mi pare di averla notata scorrere lungo un fiume, ricordassi il nome del fiume.
Ho sviluppato per le pendole una vera e propria fobia. Da non credere. Ho il cuore che batte più forte di lei, se ne vedo una.
Sto studiando. Liberi di non crederci. Lo sto facendo. Rimango sdraiata un secondo ancora, è trascorso lo so rimango sdraiata il tempo di una frittura e poi aprirò lo schermo del computer e mi vedrete scrivere come se comandassi il corpo da una sala regia separata. Le mani, quale strumento, se scriveranno lo faranno da sole. Siamo corpo di nervi, leve, tiranti. Devo aver già detto anche questo, da qualche parte.

Scritto da: vega77 alle ore 16:56 | link | commenti | Categoria: racconti a forma di mela
domenica, 04 maggio 2008
storiella zen domenicale
ciao a tutti voi lettori fedeli di questo blog.
Oggi vi voglio regalare questo racconto zen per me bellissimo, che ogni giorno della mia vita cerco di mettere in pratica. E' tratto dal libro "101 storie zen" (si, sempre il solito libro)


In un sutra, Buddha raccontò una parabola: un uomo che camminava in un campo si imbatté in una tigre.  Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo guardò giù dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L'uomo scorse accanto a sè una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola. Com'era dolce!
Scritto da: vega77 alle ore 11:48 | link | commenti (3) | Categoria: free jazz
giovedì, 01 maggio 2008
Volevo un gatto nero!
Al telefono stamattina ti ho raccontato del risveglio regalatomi dai vicini, e la canzone "Volevo un gatto nero, nero nero!" messa in loop a tutto volume. Era per far felice la bambina bionda. Ma certo. E' dalla mia rabbia che dipende la sua felicità?
Ho pensato al gatto nero che io avevo da bambina, e non mi accontentavo certo di una canzone (io). Gli avevo messo un nome, e non è una cosa strana. Quello che fa sorridere è che gli averssi messo anche un cognome. Ma non il mio (eh certo, mica un gatto  è figlio mio).  Dopotutto pure io possedevo un nome e un cognome, e perché dunque un gatto non avrebbe dovuto possederlo?
Ti ho installato la canzone nel tuo cervello, mi hai detto, ed è un tremendo ritornello , lo so. E nel nostro cervello non c'è la cartella "applicazioni" da cui togliere il file della canzoncina e buttarlo nel cestino. Purtroppo.

Io non voglio più un gatto nero.  Ho visto scomparire il mio in mezzo agli orti degli altri, da bambina, e pensare al gatto che non aveva nostalgia di me, mentre io ne avevo parecchia, mi ha fatto riflettere.
Mi limito a cantarlo, adesso.
Ma anche no.
Scritto da: vega77 alle ore 11:33 | link | commenti | Categoria: