Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
Quasi primavera, e non trovo di meglio che spazzare via l'inverno dal balcone.
La quiete dopo una giornata ventosa, che sa di sabbia e silenzio.
Se un tempo ero nascosta nel bosco, ora sto in mezzo al prato a braccia aperte. Braccia spalancate, caso mai non riuscissi a contenere sufficiente cielo.
Se scivolo nella malinconia non è colpa di un sentire, ma di una progressione armonica: mi minore, fa diesis minore, si minore, sol. Niente mi tocca come una sequenza di suoni ben organizzati. Forse neanche una carezza. Essa è tatto, e scivola come una foglia che è già ingiallita. La musica è nervatura, eterna parte dei miei tessuti.
Wrong - non è niente di sbagliato, ma la canzone più bella di questo inizio 2009 -
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vega77 alle ore 15:19 |
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Serena e no, lascio che i miei capelli crescano - io non ci metterò mano, per un po'. Solo il vento ci passerà attraverso, al disgelo.
Trasparente come una foglia prematura, lascio che mi cullino i giorni.
La solitudine non è mai stata un problema, non dovrebbe incominciare adesso.
Giade disperse ai confini dell'ossessione
e ritorno
lasciate in una scatola senza luce e senza cioccolato
Per gioco, per passione, per ammazzare il tempo
Per soffrire, per sognare, per sperare e poi
uccidere speranza e parole
speranza
e parole
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vega77 alle ore 17:37 |
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Amara come un blues in re minore, non è cioccolata che sorseggio, distratta, tra un libro e l'altro, tra un silenzio del cellulare e l'altro. E' un panpepato comprato ai mercatini di natale. Quelli dell'anno scorso, però.
Non riesco a pregare, non riesco. Stamattina sarà stata pigrizia, sarà stata noia, sarà stata solitudine. Soprattutto sarà stata l'ombra di una vita che mi ostino a non vivere - la mia. Con la testa faccio mille esperienze. E continuo a salutare con la mano quelli che se ne vanno.
E' che mi rimprovero sempre. Esigo. E se non mantengo, mi castigo.
Amara come un blues in re minore, e in sei ottavi. Dolce, triste. Una tromba lontana. Come "All Blues" di Miles Davis. Ma non ricordo se è in re minore. Mi pare di no. Non ho voglia di alzarmi e controllare sul Real Book.
Pigrizia
Pigrizia
Pigrizia
Romanticismo, voglio voglio voglio. Fagociterei tutto. E poi lo so che sputerei. Giudizi inclusi.
Non mangio caramelle con la carta. E se si scartano, c'è comunque qualcosa che non va.
Follia
Malattia
Ghiaccio
Per il resto, beatitudine ed energia.
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vega77 alle ore 15:32 |
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Non è la morte che ti incatena, stamane
solo una fastidiosa spada
che ti ostini a non usare.
E' solo un lavoro, una giornata difficile.
Non versare acqua.
Manca poco, un chilometro appena.
Sei nata per essere felice.
Manca poco.
Un chilometro appena.
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vega77 alle ore 11:20 |
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otto volte mi alzai stanotte (un po' in bagno, un po' in cucina, poi bagno e cucina e poi)
la vestaglia mandava crepitii di avanzi elettrostatici
il cotone dicono che sia scarso in inverno (dicono) ma io non trovo la stanchezza
tantomeno la freddura
stendo, lavo, rifaccio il bucato, poi suono e infine canto, nel mio privato butsudan, è già sera.
se lavoro la sera, è già sera.
se non lavoro la sera, è di nuovo sera.
pace ai violini e alle cene frugali.
sette voltre mi alzai la notte prima (a volte cucina a volte bagno, poi cucina e bagno e poi)
scrivo pochi appunti e prendo nota di lezioni
diligente come una scolaretta faccio tutti gli esercizi, altrimenti mi sento in colpa
vecchie suore nere, quanti retaggi.
Se sarò libera, mi divertirò a farvi un fischio.
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vega77 alle ore 22:55 |
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colori di pasqua, colori di sentieri
di un genere perduto e della patafisica
non è una logica nè un pensiero o una rivista
(quella sta sulla libreria, intonsa)
è l'azzardo di un panino e di una penna
e di un sedile sporco, che però amo
(che stranezza)
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vega77 alle ore 15:10 |
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scrivo sempre meno
- preoccupata a seminare patate fritte -
oggi esco vestita di caffè
il mondo soffia sul fuoco
trovate un nesso
o l'inizio dello spago
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vega77 alle ore 14:48 |
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Non è suono, non è convenienza
soltanto un blues,
una lenta nostalgia, soffocante come una soffitta, che si appropria di te un centimetro al giorno, partendo dalle gambe.
Sarai albero, sarai tempesta, sarai la sconfinata pianura, e le balle di fieno; sarai un cartello nella nebbia, le campane a mezzogiorno, una torre lontana, e una strada che mi divide in due
- dolce vita mia, che ci giro in torno. Tu mi giri in torno, io non ti sfioro.
Non è convenienza, non è un suono
ma soltanto un blues
una lenta nostalgia
nient'altro che blues
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vega77 alle ore 18:15 |
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Nient'altro che blues
o nient'altro che nostalgia
Nient'altro.
La tristezza che ferisce l'impotenza, e l'amplifica.
Otto ore a parlare di niente e la paura di un domani troppo appuntito.
Il coraggio nelle azioni di un amico, il dolore che porta all'inazione di un altro amico
ed io nel mezzo, che brindo al niente.
Io non mi sento male.
Il fisico oggi non risponde alla vita, ma non sto male.
Sono pronta a camminare e a salire rampe di scale, sono pronta a studiare, a cantare, a registrare la canzone di oggi per mandare avanti il demo mio e di Vale, e non sono pronta al domani appuntito, non sono pronta al tuo dolore, non sono pronta a morire ancora.
Amore e ricompensa, gestione delle forze e del coraggio, lenzuola pulite e bucato da stendere: questo è tutto l'oggi.
Nient'altro che un blues.
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vega77 alle ore 11:31 |
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Sarà il dolore fisico, sarà il silenzio e forse una parte della non comunicabilità ad attaccarsi alla mia pelle come umidità stagnante. La mattinata è serena. Il pomeriggio, studioso. La serata lavorativa.
Nessun dorma.
Non cedo alla depressione. Perché il corpo è dentro al frullatore, ed è normale esserne scossi. Il tappeto su cui mi sdraio non volerà da nessuna parte; il pavimento non è una scelta di vita.
Se la realtà è cruda, allora non avete mai visto certe fantasie.
La gente va al supermercato con indifferenza, si aggira tra la carne con indifferenza, cernendo verdure e bigodini. Con indifferenza.
La gente pare tutta sotto anestesia ed è strano vederla in questo modo. Per quale motivo voler morire a tutti i costi?
C'è la notte apposta per dormire. Il carrello si inciamperà se guidato male.
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vega77 alle ore 10:14 |
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Non so se è più il caldo o lo stress a far diventar acido il mio umore. Vorrei dormire più tempo, per non dover ascoltare la giornata. O forse sto leggendo un libro di Henry Miller, e non mi piace, e questo mi annoia da dentro, a cominciare da certi organi.
Quando le giornate succedono, quando vedo felicità passare e non toccarmi, c'è un posto dentro di me, in fondo alla pancia, dove una piccola Vera se la dorme pacifica, sorridente, fregandosene di tutto quanto. Scendevo più spesso un tempo. Ora dovrei di nuovo chiamare l'ascensore, a far bene.
Sapete? Ho voglia di scrivere nel diario. Ma la vita schiamazza ed io non la codifico bene. Scaduto l'abbonamento alla smart card di qualche decoder? Forse.
Niente.
Mi viene voglia di bruciare il taccuino. Ma sarebbe un errore. Sarebbe come confermare che l'ultimo anno della mia vita non è mai esistito. Ed io so che invece è esistito e non solo: si è sostituito alle ossa del mio scheletro. E' stato l'anno più pazzesco della mia vita, un anno in cui l'amore è diventato una metastasi, a metà tra il veleno e il piacere, tra l'ossessione e la follia, tra la tragedia e l'innalzamento, tra la vita vera e la crocifissione.
Lo stress mi stringe nella sua coperta spinosa. Non solo: sono mesi ormai che non produco più un racconto. Forse nessuno ne sente la mancanza. Io la sento.
E' brutto dirlo, ma non riesco neanche a pensare al lavoro.
E' brutto dirlo, ma non vorrei altro che starmene sola sola sola in un isolamento perfetto
E' brutto dirlo.
Ho provato a scrivere. Fogli bianchi.
Ho provato a riempire il diario. Fogli imbrattati.
Ho provato a girovagare senza meta. Mal di testa.
Ho provato a lavorare. Affanno.
Ho provato a studiare. Afonia.
Ho provato. Ma non con l'aiuto di Dio.
Chiacchiero e non so che mi dico.
L'arancione stinge in ogni sua parte, il colore cerca lo scarico. Quello che non trova forma una pozza. E' un mare di succo e sangue e recessi.
Una mente con fatica. E un taccuino nuovo che vorrei. Per resettare.
Resettare.
Dimenticare.
Ma forse no. Che se non mi aggrappo a ciò che è stato, non esisto e non esisterò.
Quando sono stanca, talvolta divento polemica. A volte vorrei essere coccolata. Altre volte chiudo le porte del guscio.
Gialla come un sole immaginato.
Pasticcio, mi arrabbio, detesto la gente. Provo pena. Forse.
Voglio essere single per sempre.
Voglio essere amata per sempre.
Voglio godere della mia acidità maligna. E tante borse per contenerla. Firmate. Forse.
Oppure una sarta che me le cuce addosso. Zainetti dispendiosi.
Anni 70. O nostalgia per ciò che non vivo.
Brutta cosa.
Canto jazz e pasticci elettronici. Poi vorrei creare. Smanio per lavorare.
Orgasmi multipli - e lavoro.
Isterismo - se non lavoro.
Brutta cosa. La nostalgia.
Caustica rispondo ferendo con la mia lingua malefica a chi mi offende, o semplicemente si rivolge a me senza il dovuto riguardo.
Coccolami, ma non in tutti i momenti: in alcuni mi metto a dormire. Talvolta proseguo per la mia strada. Una volta qualcuno si sentì svilito - ma solo perché guadagnavo più soldi di lui.
Capita.
Nessuno si senta offeso. Mi piace cantare. Se sono un contralto, prendetevela con la Natura. Io sto limando il mio timbro, e lo tengo al caldo. Il resto non è un merito, ma una scelta di vita.
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vega77 alle ore 21:21 |
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Ieri pomeriggio Piff mi ha portata davanti alla vetrina di un negozio pieno di abiti nuziali.
Nessuno dei due parlava. Dopo poco ho chiesto:
-" Che ci facciamo qui Piff?"-
e lui : - "Mah, di solito alle donne piace."-
io: - "Tu mi odi, non è vero?"-
Superati i trent'anni, una donna impazzisce. Io non ci volevo credere. Ma invece sto impazzendo. Devo soltanto non perdere di vista il mio principale riferimento, che si chiama musica, e mantenermi sui binari, cercando di limitare le cazzate, parare i colpi.
Mica facile, se il seme dei pizzi e il tormento da abito bianco striscia dentro di me come una metastasi. Dovrei munirmi di lamette e tagliare, cercando di uccidere il principesco vestito che si vorrebbe sostituire ai miei jeans.
Non voglio evitare il matrimonio. Questo no. Ma non voglio che diventi un'ossessione. Altrimenti rischio di sposare il primo ornitorinco che mi passa davanti.
Devo farcela. Devo farcela.
Devo.
Me lo devo.
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vega77 alle ore 21:26 |
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