Chi è Vera?
Utente: vega77
Nome: Vera
Sono una donna senza respiro, un fuoco senza pausa, un diario senza pareti. Una cornice senza la fotografia.

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Hotel and the Factory
Hotel Caotika
Dalle ore otto alle ore nove verrà servita la colazione psichedelica.
Nessun commento per il pranzo. Tantomeno la cena. Verranno forniti cestini di sopravvivenza solo in caso di nessuna necessità.
Mayonnaise Factory
In un oceano di maionese, continuo a navigare a vista a bordo di un grissino gigante, che a ben vedere si assottiglia sempre di più. E non è neppure della miglior qualità(la mania del risparmio). Attendo l'arrivo dei tonni.
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Siamo pezzi di stelle che contemplano stelle.
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IN ARIA... & kiocciola
(modificato - anche se per poco - dalla Vera)
Distribuito su
IN ARIA..., kiocciola, NST & GRAFICA DI STILE
Benvenuti nell'Hotel Caotika. Volete una camera?
venerdì, 26 settembre 2008
Autumn Leaves, e trasformazioni in tema di stagione
Non ho ancora visto foglie cadere - in compenso cadono rami, quelli del mio ulivo che sono stati tagliati dalla signora del piano di sopra, infastidita dalle cime sul suo balcone.
Non ho ancora visto colori che amo, arancio e marrone mescolati in un prezioso cocktail frizzante e terso;
Non ho neppure raccolto frutti che già s'addormentano gli alberi - ma io no -
Ieri sera alla riunione di studio buddista, il tema era "l'inverno si trasforma sempre in primavera", una lettera di Nichiren ad una discepola. Non s'è mai visto di inverni eterni, non s'è mai visto un inverno diventare autunno, ma sempre sempre primavera.
Storie di vita quotidiana da persone come me si sono intrecciate alle sagge parole di Nichiren, e la differenza non vi era più; il coraggio, la scintilla, la normalità trasformata in esempi concreti, la paura che ogni giorno viene messa a tacere, e la forza.
Anche se le foglie cadono, io non mi addormento;
Anche se questo mio inverno personale pare non finire mai, io non mi addormento all'interno del suo freddo;
Se il jazz vuole ancora scorrermi dentro e scaldarmi, è il benvenuto. Così come tutto quello che ancora non conosco.
Scritto da: vega77 alle ore 10:18 | link | commenti (2) | Categoria: free jazz, improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 15 settembre 2008
In autunno le zucche e poi
Autunno.
Non da calendario, d'accordo. Ma provate ad uscire in braghette ed infradito oggi.
Quindi AUTUNNO.
Ed io associo sempre l'autunno alle zucche. Non centra Halloween, perché 'sta  cosa delle zucche ce l'ho   da piccina e la suddetta festa non c'era da noi, a quel tempo.
Ma c'era un illustrazione, su un libro che avevo e che adoravo (e che ho ancora) dove c'erano disegnate le quattro stagioni, e per "autunno" il disegno era composto da una strada di campagna, un contadino (che era un gatto, quindi un gatto-contadino) che vendeva prodotti della terra e delle zucche in mezzo alla strada. Mi piaceva da pazzi.  E anche adesso quando esco di casa, mi aspetto di vedere una zucca nel cortile del mio condominio. Ma la zucca non c'è mai.
Peccato.
Non sapete quello che vi perdete ;-)

In autunno poi ci sono le castagne. E il ricordo è vivo come se fosse accaduto stamattina: giro domenicale da qualche nonna, al solito, con finale sul cimitero, nell'imbrunir del dì. Bella idea i miei genitori. Io indossavo un maglione fatto da mia mamma. Ci aveva messo un'intera estate a prepararlo e finalmente, quando era pronto, lo indossai e scoprii che mi pizzicava da morire. Anche con una camicia sotto era un vero inferno. Ma non glielo dissi mai: in quel maglione c'era troppo lavoro, troppa dedizione e troppo amore per dirle una cosa del genere e lo indossai ugualmente e, nonostante la tortura, mi piaceva: era come essere abbracciate da lei, anche quando ero a scuola e soffrivo tanto.
E le castagne, direte, cosa c'entrano? C'entrano, perché alla fine di quella giornata tra nonne appiccicose e cimiteri, andammo a prendere delle castagne arrostite presso la stazione dei treni, in città (dove ci sono tutt'oggi). Quindi la serata non è andata male. Il giorno successivo ci sarebbe stata la scuola, e avrei dunque pianto un sacco, ma in quel momento avevo in mano delle castagne. E il mondo non esisteva più.


L'autunno, ma come si fa a non amarlo?
Scritto da: vega77 alle ore 13:34 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
venerdì, 15 agosto 2008
Ferragosto, parole a caso.
Parole a caso.
Respiro anche, a caso. Nessun controllo.
Solo il battito cardiaco che si fa più pesante. Un battito importante che sento dentro la gola. Una sottile vena di paura, azzurra e lieve, e vi scorre sangue in microgocce impercettibili, buone forse per i capillari neonati.
Ma c'è. E se mi fermo e se la guardo, essa è come neon: non vedo che lei.
Ho paura di immobilizzarmi e di cedere, di trasformarmi in pietra e legno e di non riuscire a vivere. O essere allo sbaraglio un corpo vuoto senza vento. Ho paura e non voglio ascoltare. Ho paura ed alzo il volume. (E' soltanto un giorno, un giorno e nient'altro.)
Domani anche la malinconia passerà, se mi vesto di rosso.
Scritto da: vega77 alle ore 10:32 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
domenica, 10 agosto 2008
schiamazzi diurni
Non so se è più il caldo o lo stress a far diventar acido il mio umore. Vorrei dormire più tempo, per non dover ascoltare la giornata. O forse sto leggendo un libro di Henry Miller, e non mi piace, e questo mi annoia da dentro, a cominciare da certi organi.
Quando le giornate succedono, quando vedo felicità passare e non toccarmi, c'è un posto dentro di me, in fondo alla pancia, dove una piccola Vera se la dorme pacifica, sorridente, fregandosene di tutto quanto. Scendevo più spesso un tempo. Ora dovrei di nuovo chiamare l'ascensore, a far bene.
Sapete? Ho voglia di scrivere nel diario. Ma la vita schiamazza ed io non la codifico bene. Scaduto l'abbonamento alla smart card di qualche decoder? Forse.

Niente.
Mi viene voglia di bruciare il taccuino. Ma sarebbe un errore. Sarebbe come confermare che l'ultimo anno della mia vita non è mai esistito. Ed io so che invece è esistito e non solo: si è sostituito alle ossa del mio scheletro. E' stato l'anno più pazzesco della mia vita, un anno in cui l'amore è diventato una metastasi, a metà tra il veleno e il piacere, tra l'ossessione e la follia, tra la tragedia e l'innalzamento, tra la vita vera e la crocifissione.
Scritto da: vega77 alle ore 17:16 | link | commenti | Categoria: free jazz, improvvisazioni su nessun tema, acid cappuccino
mercoledì, 06 agosto 2008
diario bianco
Lo stress mi stringe nella sua coperta spinosa. Non solo: sono mesi ormai che non produco più un racconto. Forse nessuno ne sente la mancanza. Io la sento.
E' brutto dirlo, ma non riesco neanche a pensare al lavoro.
E' brutto dirlo, ma non vorrei altro che starmene sola sola sola in un isolamento perfetto
E' brutto dirlo.
Ho provato a scrivere. Fogli bianchi.
Ho provato a riempire il diario. Fogli imbrattati.
Ho provato a girovagare senza meta. Mal di testa.
Ho provato a lavorare. Affanno.
Ho provato a studiare. Afonia.
Ho provato. Ma non con l'aiuto di Dio.

Chiacchiero e non so che mi dico.
L'arancione stinge in ogni sua parte, il colore cerca lo scarico. Quello che non trova forma una pozza. E' un mare di succo e sangue e recessi.
Una mente con fatica. E un taccuino nuovo che vorrei. Per resettare.
Resettare.
Dimenticare.
Ma forse no. Che se non mi aggrappo a ciò che è stato, non esisto e non esisterò.
Scritto da: vega77 alle ore 11:07 | link | commenti (1) | Categoria: free jazz, improvvisazioni su nessun tema, acid cappuccino
sabato, 02 agosto 2008
macedonia e budino
Quando sono stanca, talvolta divento polemica. A volte vorrei essere coccolata. Altre volte chiudo le porte del guscio.
Gialla come un sole immaginato.
Pasticcio, mi arrabbio, detesto la gente. Provo pena. Forse.
Voglio essere single per sempre.
Voglio essere amata per sempre.
Voglio godere della mia acidità maligna.  E tante borse per contenerla. Firmate. Forse.
Oppure una sarta che me le cuce addosso. Zainetti dispendiosi.
Anni 70. O nostalgia per ciò che non vivo.
Brutta cosa.
Canto jazz e pasticci elettronici. Poi vorrei creare. Smanio per lavorare.
Orgasmi multipli - e lavoro.
Isterismo - se non lavoro.
Brutta cosa. La nostalgia.
Scritto da: vega77 alle ore 21:48 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema, acid cappuccino
sabato, 12 luglio 2008
un sabato qualunque
Ho scoperto che mi piace starmene sul mio balcone a scrivere con il MacBook. Sono anni che non possiedo un balcone. Questo mi piace perché guarda a sud, non prende troppo sole e c'è uno splendido ulivo che mi copre con la sua ombra. Un posto riparato, per un'orsetta come me, va più che bene.

Ho smesso di scrivere nel diario. Anzi, vorrei bruciare l'ultimo volumetto, perché è denso di speranza e lacrime ed ora che ho infranto la speranza sulla ceramica ho come la sensazione che quel volumetto sia negativo. Credo che farei meglio a pensare meno, e a gironzolare di più per negozi scemi e librerie, ed ascoltare più musica, che non fa mai male.

In questi giorni sono totalmente incapace di sentire emozioni. Di conseguenza non sono triste.

Una mosca mi sta rompendo le scatole.

Penso solo a tre cose ultimamente: lavoro, lavoro, lavoro.
Spero di ricavare delle soddisfazioni. Presto.
Scritto da: vega77 alle ore 11:14 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
domenica, 29 giugno 2008
Tramezzini al tonno
Se il sabato è stato denso come una centrifuga di fragole, la domenica è stata liquida e lenta come una zuppa d'acqua senza sale. Il caldo mi ha fatto dormire senza che me ne rendessi conto - ma per forza: ho dovuto chiudere la porta-finestra perché il rumore del rally Trento-Bondone mi faceva ballare i nervi. La camera si è sigillata e l'aria si  è ammorbidita, ed io credo di essere praticamente svenuta.
Ieri sera, sabato, ho suonato con la mia rock band e ho il dubbio atroce che io, per il rock, non sono proprio tagliata. Non è possibile stancarsi tanto, non accadeva la stessa cosa quando suonavo jazz. La morale è: mi piace il rock, ma voglio un trio fusion. Non sono mai contenta.
Ho sognato, stanotte, di avere l'uomo che amo tutto per me, con la benedizione dei rispettivi mondi. Mi sono svegliata che saranno state le quattro di mattina e ho bestemmiato contro i sogni in generale, e poi ho pianto. E poi mi sono mangiata un tramezzino al tonno.
Ho un fazzoletto di terra davanti al mio appartamento, dove sono cresciuti tre girasoli giganti. Ho pensato che l'uomo che amo potrebbe essere un bellissimo girasole, ma non è ancora fiorito, come i miei, e quindi nessuno sa quanto intenso può essere il suo colore. Credo che aspetterò la fioritura. Ogni capolavoro ha bisogno di tempo.
Amo. E la cosa mi sta facendo impazzire. Ma che differenza c'è tra amore e follia?
Scritto da: vega77 alle ore 20:15 | link | commenti | Categoria: free jazz, improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 23 giugno 2008
Adrenalina ( e ciao pianista jazz...)
Stanotte ho voglia di scrivere e nessuna ispirazione. Mi limiterò a qualche nota sparsa:

- Oggi ero in spiaggia a suonare. Di solito sono in spiaggia ad annoiarmi. C'è una prima volta anche per il divertimento.

- scopro che mi piace fare rock.

- scopro che è morto un'artista jazz che sto ascoltando in questi giorni. Quando se ne va un musicista è un piccolo strappo nell'anima di tutti noi che facciamo musica.

- odio andare in macchina, odio andare in autostrada. Odio.

- non so odiare

- vestrirsi anni '60 è divertente. La mia amica M. mi ha prestato di tutto stasera. Borse comprese. E mi fa un sacco di regali. Credo di essere in qualche modo la sua bambina.

- benvenuta estate. Mi sei mancata.

- Non manca tanto al mio compleanno - adrenalina!!

- Sono sempre innamorata.

- Voglio promettere. Voglio sentirmi promettere.

- Ho sonno. Devo dormire - adrenalina!!

(ciao pianista jazz)
Scritto da: vega77 alle ore 00:47 | link | commenti (1) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
lunedì, 21 aprile 2008
una storiella
Ho in testa questa storiella, non ho idea della sua provenienza, credo me l'abbiano spacciata per cinese, ma non posso esserne certa. La trovo comunque bellissima  e ve la riporto, raccontandovela con le mie parole, perché chissà come sono le originali.

In un paese di contadini venne un'alluvione, e l'acqua ben presto invase le case: le persone furono costrette  a rifugiarsi sui tetti delle abitazioni in attesa che arrivassero i soccorritori. Non si fecero certo attendere e, navigando tra i tetti sporgenti su grosse barche, salvarono ben presto tutte le persone.
Tranne un uomo.
Si rifiutava, quest'ultimo, di scendere dal proprio tetto, dicendo che Dio lo avrebbe salvato, e non certo gli uomini. I soccorritori tentarono di convincerlo più volte, ma invano. La loro barca dunque si allontanò, con la promessa di ritornare di li a poco.
Dopo qualche minuto tornarono, ma l'uomo si dimostrava irremovibile. L'acqua nel frattempo continuava a salire, e le barche dopo poco non poterono fare più nulla: la seconda imbarcazione si allontanò, per andare a chiamare un elicottero. Questo arrivò appena in tempo,  l'acqua ormai era arrivata alla gola dell'uomo, che a stento si teneva a galla:
-"Sali sull'elicottero!"- gridarono i soccorritori.
-"No" - insisteva l'uomo - "Dio mi salverà" - Ma queste furono le sue ultime parole. L'acqua lo travolse.

Arrivato al cospetto di Dio, l'uomo, esterefatto chiese:
-"Dio, perché non mi hai salvato?"-
E Dio rispose:
-"Come puoi dire che non ti ho salvato? Ti ho mandato due barche e un elicottero."-


Buona giornata.
Scritto da: vega77 alle ore 13:47 | link | commenti | Categoria: free jazz, improvvisazioni su nessun tema
e infine la perla del giorno
Due post al giorno non sono mia abitudine. Tuttavia questa frase dovevo riportarvela:

Non sbaglio mai e questa cosa a volte mi genera noia

meno male che al mondo esiste Piffer Pan :-D e le sue meravigliose trovate. Soprattutto in un lunedì di pioggia.

Scritto da: vega77 alle ore 11:19 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
sabato, 19 aprile 2008
principio del Tao

La mia bianca coscenza sta seduta sul divano di pelle, anch'esso bianco.  E' uguale a me. Anzi, è me. Ma parla a me stessa come se fosse una sede staccata. Ed è in una stanza bianca su pavimento bianco.
Ha i capelli neri, tranquilli: per via del principio del Tao.
Lei mi dice "Potrei dirti che tu hai  convissuto molto più tempo assieme a quel che credi che alle recenti speranze."
Si , è vero. Ma non mi consola.
La bianca figura è implacabile, e mi dice esattamente tutto quello che non voglio sentire. A ben vedere non so se si tratta della mia coscenza. Magari è un modo come un altro di dialogare tra me e me.
Non lo so, sono confusa. Immagino che sia solo la macchiolina nera dentro al bianco del Tao.
Se indosso quel ciondolo mi dicono che sono freak, troppo figlia dei fiori, troppo fuori moda. Ma non è vero. Non indosso niente, a quel punto.
Iconoclasta.
Scritto da: vega77 alle ore 20:56 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
martedì, 15 aprile 2008
zafu e ... clima di citazioni
Non sarà molto, ma aver concluso qualcosa - nel mio intimo - è comunque... qualcosa.
In effetti, non sto molto sullo zafu nero nella posizione del loto, e questo mi rendo conto non è disciplina: uno zafu come arredamento non è disciplina. Ma, come si dice in un libro di Murakami - finito di leggere stanotte - la cosa importante è "continuare a danzare, e farlo talmente bene da farsi ammirare da tutti" (ho citato a memoria). Il fatto che per noi occidentali non sia per nulla comodo sedersi su uno zafu non è una giustificazione plausibile. Ci vuole disciplina, ripeto.
Un equilibrio, dentro di me, riesco sempre a ripristinarlo - almeno ne ho l'illusione. Ho cercato questa cosa per anni, ossessivamente: la voglia, anzi, la necessità di essere "a piombo". Per girare come un 'ubriaca il meno possibile. Non so come, magari raccontandomi un sacco di balle ogni mattina, ma mi rimetto "in bolla".
Ma la discesa negli inferi. I miei. Si, questo lo pretendo.
E se mi metto di nuovo a sedere su quello zafu sarà la sola cosa ben fatta.
(naturalmente continuare a danzare, sempre per restare in tema di citazioni...)
Scritto da: vega77 alle ore 13:29 | link | commenti (2) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
venerdì, 11 aprile 2008
la miglior cosa oltre la pioggia
Non la odio affatto. La pioggia, intendo.
Se posso starmene a casa, con la musica nelle orecchie, allora mi piace, perché è come una mano di vernice su di un quadro terminato, ed il vetro tutto intorno.
O una corsa in treno, e la pioggia che sbatte sui finestrini,  si aggrappano le gocce ma la velocità le porta via, come lo scorrere delle montagne che diventano pianura che diventa mare, ed io ferma.
A guardare.
E respirare la salsedine lontana, una passeggiata al lago, il cuore fermo, il pensiero cauto.
Scritto da: vega77 alle ore 13:10 | link | commenti | Categoria: improvvisazioni su nessun tema
mercoledì, 09 aprile 2008
una ragione di più
Ti amo,tu non sai quanto.
Amo da morire
anche il tuo silenzio
che non mi lascia
andare via.
Vado ma se mi dici
"Non lasciarmi solo"
non so se il cuore

ce la fa'.


La Vanoni cantava questa canzone tanti anni fa, assieme ad un'ochestra.
Non riesco a non commuovermi ogni volta che sento queste parole...
Scritto da: vega77 alle ore 10:38 | link | commenti (1) | Categoria: improvvisazioni su nessun tema